La cosiddetta iniziativa sulla sostenibilità, quella dell’Udc che nominalmente vorrebbe limitare la popolazione Svizzera a 10 milioni di persone, andrà in votazione popolare il prossimo giugno. Cosa produrrebbe a breve termine se venisse accolta? Siccome nelle disposizioni transitorie pretende che, al momento in cui in Svizzera dovessimo arrivare a 9,5 milioni di residenti (non 10), cosa che potrebbe accadere in pochi anni secondo l’Ufficio federale di statistica, le autorità federali dovrebbero rinegoziare i trattati internazionali che hanno influenza sulla popolazione, essa avrebbe come primo effetto di silurare puramente e semplicemente gli accordi bilaterali con l’Unione europea. Chiedere a Bruxelles un nuovo round negoziale basato sull’esenzione della Svizzera dalla libera circolazione delle persone, principio che l’Unione non può mettere in discussione per i Paesi terzi, essendo in vigore per tutti i propri membri, equivale a non poter negoziare. Un Sì all’iniziativa significa quindi isolamento a lungo termine del nostro Paese.
Le conseguenze non sono difficili da immaginare. Invece di un rapporto con l’Unione europea fondato sul diritto, avremmo un vuoto normativo e quindi un’estrema dipendenza dalle eventuali intemperanze di Bruxelles, che ha molto meno bisogno di noi rispetto a quanto noi abbiamo bisogno di partecipare al mercato europeo. Con dei trattati in vigore ci si può appellare al diritto se qualcosa non va, mentre senza trattati vale solo la legge del più forte, che purtroppo non siamo noi.
Per il Ticino, stante il sistema economico attuale fondato sulla crescita continua e, prendendo solo l’aspetto quantitativo, un numero di posti di lavoro più grande del numero di quello dei lavoratori residenti, la conseguenza più probabile è invece un aumento dei lavoratori frontalieri. Perché non potendo aumentare l’immigrazione dei lavoratori residenti, che è quella che negli ultimi decenni ha fatto crescere la nostra popolazione, la nostra economia e il nostro benessere, o affidiamo il lavoro in esubero ai frontalieri, o cancelliamo i posti di lavoro non occupati e ci impoveriamo. Isolamento, più frontalieri, dipendenza dalle potenziali intemperanze estere, meno benessere. Questi sono i prodotti di questa proposta pericolosa, che va respinta.
Idealmente sarebbe bello avere una popolazione stabile e un benessere crescente, ma per farlo dovremmo modificare radicalmente il nostro modello economico, che di certo l’Udc, proponente dell’iniziativa, non intende cambiare. Non lo vuole cambiare nemmeno la maggioranza della popolazione, come purtroppo non lo può cambiare nemmeno chi ne denuncia da sempre i problemi, perché a me pare che, al di là dell’intervento necessario e sacrosanto sulla ridistribuzione della ricchezza prodotta, purtroppo un modello economico alternativo solido e convincente, capace di raccogliere una maggioranza di consensi, oggi non esista. Rimane il fatto che il modello economico attualmente vigente sia fondato sulla crescita, e che funziona solo se aumentano anche i lavoratori disponibili. Se la popolazione svizzera è cresciuta negli ultimi 50 anni di circa 3 milioni di abitanti (da 6 a 9), lo ha fatto grazie all’immigrazione, perché il tasso di fecondità del nostro Paese da mezzo secolo è insufficiente e perché l’economia per crescere ha avuto bisogno dei lavoratori esteri. L’iniziativa bloccherebbe questo sviluppo, con danni per tutti, ma prima di tutto per chi non ha mezzi propri consistenti e dipende dal proprio lavoro.
Articolo di Manuele Bertoli, La Regione 27 marzo