Un’ostilità incomprensibile

Ho letto con interesse e stupore l’editoriale de ‘laRegione’ di venerdì 16 dicembre firmato da A. Manna e D. Ritzer, vice e direttore del quotidiano bellinzonese. Con interesse perché tratta un tema per il quale, nel mio ruolo di vicepresidente del Partito socialista, porto una parte di responsabilità. Con stupore perché proprio non ho capito cosa abbia spinto due persone capaci di fare bene il proprio lavoro a scrivere un siffatto articolo colmo di contraddizioni, con proposte di soluzioni improvvisate e senza senso e con un sottile sottofondo di livore.

Una cosa deve essere chiara e sarebbe responsabilità anche di un buon giornalista ricordarlo e spiegarlo: non esiste un “pasticcio” causato dalla candidatura di Marina Carobbio al Consiglio di Stato. Esiste una legge elettorale che probabilmente non ha mai considerato l’ipotesi che un consigliere agli Stati potesse desiderare di candidarsi per un seggio nel governo cantonale. L’errore, se di errore si tratta, non è in Marina, ma nella legge!

Ci sono modi per uscire dal “pasticcio” causato dalla legge? Probabilmente sì. Il Partito socialista ha fatto una proposta pulita e limpida che permetterebbe di affrontare la transizione fino alle prossime elezioni federali. Non si tratta di un inciucio, ma di una possibile soluzione al problema. Non piace? Bene! Si faccia una proposta alternativa, ma che sia seria per favore. Manna e Ritzer sembrano, invece, voler seguire il pasticcio proposto dall’Udc aggiungendo un elemento di confusione che andrebbe a gravare sul corretto svolgimento delle elezioni cantonali. Propongono che Marina si dimetta subito ma con effetto al 2 aprile aggiungendo la malsana idea di indire l’elezione suppletiva per gli Stati contemporaneamente alle elezioni per il Consiglio di Stato. Due elezioni diverse per due diversi seggi con il nome molto simile… a me pare una pessima idea. Inoltre in politica come nella vita in generale, sarebbe buona cosa fare sempre un passo alla volta, uno dopo l’altro, altrimenti si rischia di inciampare. Chi ci dice che Marina Carobbio sarà eletta in Governo? Io glielo auguro e lo auguro al nostro Paese, ma in politica nulla è certo. Pensare che la sua elezione sia scontata è un gesto di arroganza che distingue sicuramente qualche politico, ma di certo non noi socialisti.

La proposta dei due editorialisti non segue le vie legislative contemplate dall’Udc, ma quelle del “buonsenso”, sostenendo dapprima che “Carobbio non viola nessuna legge [e che] è un suo diritto conservare quel seggio sino a che non scatta l’incompatibilità”. Quanta generosità in queste parole. Continuando poi così: “Ma ci sono pure regole non scritte che […] derivano dal buonsenso”. E giù con l’affondo contro la “politica navigata”.

Dell’imponente saga del Trono di Spade, una frase mi ha colpito particolarmente restandomi ben fotografata nella mente, questa: “Una volta mio fratello mi disse che tutto ciò che viene prima della parola “ma” non conta niente”. Proprio brutto il vostro “ma”, segno di chi vorrebbe ergersi al di sopra delle parti cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Peccato! Una caduta di stile che avreste potuto evitare.

Articolo di Adriano Venuti apparso su La Regione il 20 dicembre