Una volta ancora ecco l’ipocrisia ecologica dell’UDC

Pochi giorni fa cadeva lo «Swiss Overshoot Day»: il giorno in cui la Svizzera ha esaurito le risorse naturali che le spetterebbero per l’intero anno, in rapporto alla propria popolazione. In questa occasione, il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi ha condiviso la notizia sui suoi social, invitando «a maggior ragione» a votare sì all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni».

Non è la prima volta che l’UDC utilizza e strumentalizza argomenti ecologisti per sostenere questa iniziativa, il cui nome ufficiale è infatti – non senza una certa spudoratezza – « Iniziativa per la sostenibilità ». Peccato però che, solo pochi mesi fa, quando in Svizzera si votava sull’Iniziativa per un fondo per il clima – che chiedeva massicci investimenti pubblici nella transizione ecologica e nel risanamento energetico degli edifici – l’UDC fosse contraria. Così come era contraria all’Iniziativa per il futuro, alla legge sull’energia e praticamente a qualsiasi proposta che cercasse di fare passi avanti per affrontare quella che è la più grande sfida della nostra generazione: la crisi climatica. Ma non si tratta soltanto di ostacolare nuove misure. Spesso l’UDC si impegna attivamente per fare passi indietro. È stata favorevole all’ampliamento delle autostrade e ha promosso diversi referendum contro i timidi progressi approvati dal Parlamento federale in materia ambientale ed energetica. Anche in Ticino si ripete lo stesso schema. Pensiamo ai rallentamenti sul Piano energetico cantonale ( PEC) oppure alla bocciatura del credito quadro per la biodiversità.

Posizioni che non sorprendono, perché pienamente coerenti con quanto scritto nero su bianco nel programma elettorale dell’UDC. Nel capitolo dedicato all’ambiente si legge infatti, riferendosi alla sinistra: « Alimentano la costante isteria sul riscaldamento globale, sul deperimento delle foreste, sul buco dell’ozono, sulle polveri sottili, sulle piogge acide, sulla catastrofe climatica, ecc. ma non hanno mai risolto un solo problema ». Toni simili si ritrovano anche nel capitolo sull’energia: « Non è possibile che il nostro obiettivo sia quello di abbassare drasticamente il tenore di vita o di tornare ad un’epoca preindustriale. Tuttavia, è proprio questa la direzione che stanno prendendo le politiche energetiche sbagliate della sinistra e dei Verdi » È dunque difficile prendere sul serio le improvvise preoccupazioni ecologiche dell’UDC. Perché la sostenibilità non può essere evocata solo quando serve a colpire la migrazione o a costruire campagne identitarie. La crisi climatica richiede investimenti pubblici, politiche energetiche coraggiose, tutela della biodiversità e una trasformazione del nostro modello di sviluppo. Tutte misure che l’UDC combatte sistematicamente. Non usiamo il clima come pretesto per rilanciare vecchie politiche di chiusura e divisione: il prossimo 14 giugno votiamo quindi « no» all’iniziativa per la cosiddetta « sostenibilità » dell’UDC.

Laura Riget, Corriere del Ticino del 15 maggio

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