Una rappresentanza più democratica

Un anno fa, in occasione della seduta di analisi del consuntivo, il consigliere di Stato Zali mi aveva risposto che nelle commissioni consultive scientifiche le donne non ci sono perché «le tematiche sono considerate troppo noiose per loro». Una risposta evidentemente sessista e semplicistica a un problema strutturale. Stavo analizzando i dati relativi alla rappresentanza di genere nelle commissioni consultive del Governo e nei vari gruppi di lavoro. Volevo sapere se il Governo fosse consapevole della scarsa presenza femminile, o addirittura della sua totale assenza in alcuni casi. A un anno da quella risposta, in occasione dell’analisi e della discussione dei dati del consuntivo 2025 del Cantone, sono andata a verificare – senza troppe speranze – se gli equilibri nella rappresentanza femminile fossero cambiati. Ho analizzato l’elenco delle commissioni consultive e dei gruppi di lavoro permanenti di competenza della Cancelleria. Nelle circa 100 commissioni e gruppi di lavoro permanenti, soltanto il 30% dei nominativi è costituito da donne, mentre il 70% è composto da uomini. Un disequilibrio netto. In molte commissioni, in particolare nei settori del Di, del Dt e del Dfe, le donne sono nettamente minoritarie o completamente assenti. La situazione è leggermente migliore nel Dss e nel Decs. Nei gruppi di lavoro che si occupano di enti locali, la presenza femminile è molto ridotta o del tutto assente. Ciò riflette, almeno in parte, la scarsa presenza delle donne negli Esecutivi comunali.
Nei gruppi interdipartimentali, dove siedono rappresentanti della stessa amministrazione cantonale, la situazione non è molto diversa. Spesso la rappresentanza è prevalentemente maschile, anche perché le funzioni dirigenziali e i ruoli quadro continuano a essere occupati in larga misura da uomini. Le donne competenti e qualificate esistono anche in Ticino, compresi gli ambiti scientifici e tecnici: vanno cercate, coinvolte e valorizzate maggiormente. Azioni di ricerca che la maggioranza del Governo non intende fare. Persistono infatti disparità salariali, ostacoli nell’accesso al lavoro retribuito, una distribuzione ineguale del lavoro remunerato e di cura, oltre alla persistente sottorappresentazione femminile nei luoghi decisionali, in politica e, come illustrato, nelle commissioni. Aumentare la presenza femminile significa valorizzare le competenze presenti nel nostro cantone, contrastare gli stereotipi di genere e garantire una rappresentanza più democratica ed equilibrata. Siamo nel 2026, a trent’anni dall’entrata in vigore della Legge federale sulla parità, e continuiamo a constatare quanto la strada verso una parità effettiva sia ancora lunga. Per questi motivi vi invito a partecipare alla Giornata femminista del 14 giugno, questa domenica, a Villa Argentina di Mendrisio e, come me, a impegnarvi nella lotta per il raggiungimento di una reale parità tra donne e uomini.

articolo di Lisa Boscolo, deputata Ps in Gran Consiglio, apparso su laregione venerdì 12 giugno

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