Sui risultati delle votazioni del 9 febbraio

Immigrazione di massa: un risultato quasi scontato per il nostro Cantone. Che va analizzato alla luce della difficile situazione in cui si trova il Canton Ticino con una crescente pressione verso il basso dei salari e una forte precarietà del lavoro. Si è voluto far credere che i colpevoli della disoccupazione e del dumping salariale siano i frontalieri e gli stranieri mettendo uno contro l’altro le lavoratrici e i lavoratori. Senza affrontare la vera questione ossia chi davvero ci guadagna. Chi pratica il dumping salariale? Chi trae profitto dalla concorrenza al ribasso fra gli stipendi dei residenti e quelli dei frontalieri? Se si va a vedere si scopre che… toh! Chi ha lanciato l’iniziativa si è sistematicamente opposto a tutte le misure tese a combattere il dumping salariale ha votato contro il salario minimo in Parlamento ha favorito con una politica di sgravi fiscali l’insediamento di aziende a basso valore aggiunto che assumono sistematicamente lavoratrici e lavoratori con salari da fame. Sono questi gli ambienti che si oppongono alle vere misure a difesa di chi lavora.

Purtroppo il risultato nel nostro Cantone riflette quanto voluto da una maggioranza strettissima della popolazione e dalla maggioranza dei Cantoni. Questo è anche il risultato di una politica ingorda portata avanti per anni da parte delle imprese che hanno sempre approfittato dei lavoratori e delle lavoratrici. l’approvazione di questa iniziativa apre uno scenario di incertezza e lascia numerose domande aperte alle quali i sostenitori non hanno voluto dare risposta durante la campagna di voto. Come verranno applicati i contingenti? Chi li deciderà? Il rischio è che il mondo del lavoro diventi ancora più precario. Noi ci siamo opposti a quest’iniziativa perché mettendo le lavoratrici e i lavoratori gli uni contro gli altri non affronta i veri problemi e non farà aumentare né i salari né i posti di lavoro. Ma le preoccupazioni della popolazione che si sono manifestate in questo Sì alle urne vanno prese sul serio. E’ quindi necessario varare con urgenza delle riforme del mercato interno che facciano l’interesse di tutta la popolazione e non solo di pochi privilegiati.

Fra tre mesi si voterà sul salario minimo. Aspettiamo al varco tutti quelli che in queste settimane si sono riempiti la bocca con la difesa dei lavoratori residenti compresi quelli che hanno aderito alla filosofia del “segnale da dare a Berna” per vedere se si trattava solo di fuffa oppure se avranno il coraggio di difendere una delle poche vere misure efficaci in difesa del lavoro.

Sull’aborto come questione privata il popolo e i Cantoni hanno scelto con saggezza: nessun passo indietro sui diritti delle donne alla propria autodeterminazione nella procreazione. La subdola iniziativa della Destra conservatrice non è passata e il popolo svizzero si è espresso chiaramente per il mantenimento del principio di solidarietà nell’assicurazione malattia.

Anche il FAIF ha goduto dell’approvazione del Sovrano. E anche di questo ci rallegriamo. Gli investimenti serviranno a potenziare il trasporto pubblico anche in Ticino a tutto beneficio dell’ambiente e della qualità di vita delle persone.

Da ultimo il più negletto degli oggetti in votazione: la revisione costituzionale delle norme sull’ineleggibilità e la destituzione di persone condannate per crimini o delitti contrari alla dignità della carica revisione che noi caldeggiavamo e che ora farà più chiarezza nel quadro legislativo.