Sì alla riforma delle ARP

Il 30 ottobre 2022 si voterà sull’introduzione della norma costituzionale grazie alla quale le attuali autorità di protezione amministrative potranno divenire vere e proprie corti civili. Non sarà la panacea ad ogni male, ma l’immobilismo politico fra il passaggio nel 2001 da 245 Delegazioni tutorie a 18 Commissioni tutorie regionali e la mancata riforma del 2012-2014 malgrado il Rapporto Affolter del 2008, va superato. Ben venga allora questa riforma se porterà un po’ più di certezza del diritto, procedure forse un po’ più rigide ma – si spera – non meno attente alla sensibilità dei temi e delle persone, una maggior professionalizzazione ed un coordinamento per buone prassi e migliori tempistiche di evasione dei casi. Non tutto è ancora ben definito, ma non è una cambiale in bianco: le acque vanno smosse e questo settore in difficoltà va riformato in profondità per continuare a rispondere al meglio alle difficoltà delle persone più fragili.

Commissionato 7 anni dopo l’introduzione delle Commissioni tutorie regionali (CTR), il Rapporto Affolter, pur salutando positivamente il miglioramento rispetto alle precedenti autorità comunali, già ne aveva messo in luce i limiti strutturali tracciando possibili vie di miglioramento. L’entrata in vigore del nuovo diritto federale della protezione avrebbe dovuto portare ad una consistente riforma del settore, ma i lavori fra 2012 e 2014 si sono limitati ad un cambio di nome dell’autorità (da CTR ad ARP, le attuali Autorità di protezione) e, mantenendo la figura del delegato comunale, hanno solo aumentato il grado di occupazione dei presidenti senza nulla prevedere per i membri permanenti. Una grave lacuna, se si considera che i Presidenti possono sì prendere nell’urgenza delle decisioni immediate, ma che anche queste vanno poi adottate a maggioranza dei 3 membri dell’autorità. L’idea è allora quella di creare una nuova autorità, giudiziaria, non più amministrativa, sulla falsariga delle Preture, ma composta da un Giudice e da due membri specialisti, da scegliersi di volta in volta fra quelli assunti per tutto il territorio cantonale secondo le competenze e a dipendenza delle specificità dei casi. Quante Preture di protezione ci dovranno essere? Quanti membri specialisti? Quanto costerà la nuova organizzazione? Beh, non meno di quanto indica il Governo nel Messaggio 8097 del 22 dicembre 2021, ovvero ca. 19.7 Mio. Al Parlamento, in caso di approvazione della nuova norma costituzionale, migliorare, affinare, calibrare meglio la proposta governativa, con la certezza, però, del sostegno popolare e dell’invito a procedere seguendo questa nuova via, a sostegno di chi, per minore età, difficoltà personali, problemi di salute e di capacità di badare adeguatamente a sé chiede e deve poter ottenere il giusto aiuto. Il Partito Socialista, pur nella consapevolezza di tutte le criticità ancora da risolvere, invita a votare SÌ.

Nicola Corti, Granconsigliere