Il 1964 è stato l’anno del picco del baby boom in Svizzera, con un tasso di fertilità di circa 2,68 e il numero record di nascite, quasi 113’000. Se avessimo mantenuto quel ritmo invece di scendere drasticamente (oggi siamo al minimo storico di circa 1,3), la Svizzera del 2025 sarebbe un Paese da 15 milioni. E se il tasso di natalità fosse quello che tutti sognano e promuovono, ossia del 2,5%, saremmo comunque 13 milioni… Significa che, secondo i ragionamenti propinati dall’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, avremmo dovuto iniziare da tempo con politiche per scoraggiare la natalità? La questione lanciata dall’iniziativa, su quanta popolazione un territorio può sopportare e supportare, è pertinente e attuale. La questione non si riduce tuttavia a chiederci in quanti siamo, ma piuttosto a riflettere su che uso facciamo delle risorse che abbiamo a disposizione. L’Overshot Day indica a livello illustrativo il giorno nel quale una collettività consuma interamente le risorse prodotte nell’intero anno dal suo territorio di riferimento. Nel 2026 cade proprio in questi giorni, ossia l’11 maggio, e dimostra che consumiamo molto di più di quanto il nostro territorio ci può dare.
Le riflessioni su come ovviare a questa realtà inquietante sono iniziate ben prima che l’Udc proponesse questo specchietto per le allodole che, con un approccio puramente demografico ignora volontariamente le vere soluzioni a favore della sostenibilità. Come può un partito che ha sistematicamente combattuto le iniziative popolari e i referendum su temi a difesa dell’ambiente, del paesaggio, dell’alloggio e della mobilità lenta ergersi a difensore della sostenibilità? Solo nel 2024 ha promosso il no all’iniziativa che chiedeva di proteggere il 30% delle superfici naturali. Storicamente la destra si oppone alle restrizioni della costruzione di nuovi stabili in zona non edificabile e di nuove strade; la sua opposizione sistematica alla densificazione urbana contribuisce direttamente al consumo di paesaggio aumentando il bisogno di spostamenti e di infrastrutture viarie. Salvo poi essere regolarmente contrari a progetti che promuovono il trasporto pubblico e la mobilità lenta. E non c’è mai stato un appoggio alle politiche dell’alloggio a favore di pigioni moderate, delle cooperative abitative e in generale delle e degli inquilini. L’iniziativa si dimostra una manovra semantica che utilizza la parola sostenibilità per giustificare la limitazione della popolazione straniera, respingendo sistematicamente misure concrete che permetterebbero a una popolazione più numerosa e multietnica di vivere bene e pacificamente sul nostro territorio. Votare No significa rifiutare questa visione restrittiva e ipocrita. Significa dire di sì a una Svizzera che ha voglia di affrontare con serietà la grande sfida dell’utilizzo delle nostre preziose risorse all’insegna della solidarietà e della condivisione.
Daria Lepori, La Regione 12 maggio