I sostenitori dell’iniziativa “200 franchi bastano”, da buoni salvatori (di facciata) della Patria e delle famiglie, tra i loro vari argomenti scomodano anche le abitudini delle giovani generazioni, spiegando che il netto taglio del canone servirà ad adattare il servizio pubblico di radiotelevisione a un contesto mediatico in cui molti giovani consumano contenuti online e su piattaforme internazionali.
Peccato però che la buona destra nostrana non spieghi anche che le conseguenze negative – come spesso capita con i risparmi sull’ente pubblico e sulla collettività – le subiranno soprattutto i giovani e le future generazioni, vedendosi privare di una piattaforma audiovisiva alternativa affidabile, plurale e attenta alle realtà locali, oltre che a perdere ulteriori opportunità di formazione e lavoro di qualità, già particolarmente rare, soprattutto nel nostro Cantone.
E lo dice una persona relativamente giovane che è cresciuta consumando in fin troppo larga misura soprattutto contenuti di emittenti private con modelli di crescita televisivi che variavano dai cartoni animati e reality di poco (nessun?) contenuto educativo, come Mucca e Pollo, Grande Fratello e Jackass (per citarne solo alcuni, ma i millennial capiranno), alle figure femminili puramente oggetto e dai canoni estetici inarrivabili, come Veline, Letterine o Madri natura bellissime, magrissime e sempre svestite e piuttosto zitte o con battute banali. E di fronte a questa grande offerta ancora oggi ringrazio il fatto che, casualmente, facendo zapping mi capitava di fermarmi sulla TSI/RSI e avere l’opportunità di confrontarmi con contenuti molto più attenti all’educazione e alla corretta informazione. Come mi rallegro quando penso ai migliori momenti della mia infanzia legati alla TV e nella mia mente ritornano i ricordi delle bellissime esperienze in cui la RSI (che allora era semplicemente la “tele”) veniva a scuola a intervistarci nell’ambito di un qualche progetto e ci si poteva rivedere nel piccolo schermo, sentendosi parte di qualcosa di grande, di una comunità, ognuna e ognuno a modo suo. Se avessi potuto scegliere con la consapevolezza di oggi avrei voluto crescere con molta più RSI e sono abbastanza sicura che, come ragazza, mi sarei almeno parzialmente risparmiata un grande senso di inadeguatezza e avrei potuto imparare cose molto più utili rispetto a una miriade di colonne sonore di cartoni animati e pubblicità, che ancora oggi ricordo meglio rispetto ad esempio alle caselline matematiche. Tutto ciò per dire che l’entità del canone che sceglieremo l’8 marzo riguarderà il modello di società e di informazione che vogliamo sostenere per noi e per i nostri figli e che i potenziali 30 centesimi al giorno di risparmio avranno conseguenze inestimabili soprattutto per loro.
Articolo di Nancy Lunghi, municipale, apparso il 20 febbraio su LaRegione