Salario minimo: il governo disattende i suoi doveri

Dopo una lunga discussione, durata ben 5 anni, nel 2020 il Parlamento ha varato la Legge di applicazione all’articolo costituzionale sul salario minimo definendone nel contempo le soglie. “Il salario minimo orario lordo è fissato in un intervallo tra una soglia inferiore di 19,75 franchi e una soglia superiore di 20,25 franchi”.

Considerato il fatto che diverse aziende nel 2020 avevano un salario orario lordo di molto inferiore al salario minimo legale il Parlamento ha deciso di inserire nella Legge delle tappe di avvicinamento al salario minimo, che dovrebbe essere raggiunto entro dicembre 2024. Secondo la Legge inoltre il salario minimo orario lordo viene annualmente adeguato al rincaro tramite decreto governativo, così come spiegato anche nel relativo Messaggio. “L’importo inferiore e superiore del salario minimo lordo saranno adattati annualmente dal Consiglio di Stato tenendo conto del rincaro”.

Venerdì scorso sul Bollettino ufficiale è stato pubblicato il relativo Decreto esecutivo, che dovrebbe tenere conto del rincaro, ma purtroppo non vi è alcuna traccia di adeguamento delle soglie inferiori e superiori. Anzi vengono ribadite esattamente le soglie decise nel 2020, come se nel frattempo nulla fosse accaduto. Se il Consiglio di Stato avesse voluto adeguare il salario minimo al rincaro, avrebbe dovuto attendere il dato sull’inflazione di novembre, come si fa con il rincaro normale dei salari. Uscire con il Decreto esecutivo a fine settembre significa di fatto non volere entrare in merito.

Forse il governo non si è accorto che l’inflazione ha raggiunto livelli che non si verificavano da anni. Un’inflazione oltretutto che colpisce in misura maggiore le famiglie con redditi bassi. È uno schiaffo alla Legge e a chi fatica ad arrivare alla fine del mese. Inoltre a rigor di logica a essere aggiornate, oltre alle soglie inferiori e superiori del salario minimo, poste quale obiettivo per il 2024, avrebbero dovuto essere anche le soglie definite dalla Legge le tappe di avvicinamento. Ma di quelle nel decreto non si parla nemmeno, con la scusa che la Legge non ne prevede esplicitamente l’adeguamento al rincaro.

Forse il governo dimentica il principio giuridico dell’analogia, “un procedimento mediante il quale l’interprete del diritto, qualora vi sia una lacuna (ovvero quando un caso o una materia non siano espressamente disciplinati), applica le norme previste per casi simili o materie analoghe (Enciclopedia Treccani)”. Questo oltre a essere scorretto verso i salariati, non aiuta nemmeno le aziende perché vanifica lo scopo delle tappe di avvicinamento, ossia quello di un adeguamento graduale al salario minimo legale. A meno che le intenzioni del Governo, e a pensar male a volte ci si azzecca, non siano semplicemente quelle di non adeguare affatto al rincaro il salario minimo delegando la decisione al parlamento che dovrà esprimersi sulla sua sostenibilità durante il 2024.

Se così fosse sarebbe ben triste e farebbe rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta, ossia un salario minimo non accettabile e non dignitoso come quello proposto dal messaggio governativo originale, poi modificato da un’ampia maggioranza del parlamento, a cui guarda caso non ha aderito il Partito liberale radicale.

Articolo di Ivo Durisch, apparso su La Regione il 5 ottobre

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