Rsi, interesse personale e interesse generale

Viviamo dei tempi in cui sembra strano fare una scelta che non ci conviene personalmente in nome dell’interesse generale. Anche in merito all’abbassamento del canone a 200 franchi (la diminuzione a 300 è già legge e sarà in vigore dal 2029), su cui voteremo presto, l’interesse personale sembra spingerci al risparmio di 100 franchi l’anno. Nonostante questo guadagno, molti sono contrari e voteranno No perché guardano la RSI e temono per i loro programmi preferiti. Altri invece dicono: “Io non la guardo, preferisco risparmiare”. Eppure non viviamo su un’isola deserta e l’interesse generale, come svizzeri italiani, dovrebbe spingerci a votare No anche se non guardiamo la televisione pubblica.
Una vittoria del sì infatti avrebbe un effetto tragico sul nostro già fragile Cantone, basti pensare che nel 2024 la RSI è stata finanziata con 285 milioni di franchi, dei quali solo 50 venivano dalla regione italofona, sono soldi che entrano in circolo nella nostra economia e che provengono dal resto della Svizzera. E non si pensi che la riduzione dei fondi e dei programmi sia proporzionale al risparmio, sarà infatti molto più pesante perché nell’iniziativa c’è anche l’esenzione totale del canone per le imprese, poi con meno programmi calerebbero anche le entrate pubblicitarie. Agli effetti economici immediati si aggiungono degli effetti a lungo termine difficili da prevedere in questo momento: noi abbiamo costruito la nostra identità svizzera e imparato a conoscere il nostro paese anche grazie ai contenuti della RSI, sarà ancora lo stesso per le nuove generazioni che avranno a disposizione praticamente solo programmi esteri? Per le conseguenze negative che questa iniziativa ha sul nostro Cantone, che poi peseranno su tutti, credo che l’interesse generale dei ticinesi sia di votare No.


articolo di Niccolò Del Conte, PS Lugano, apparso il 3 febbraio su LaRegione

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