Prevenire invece di curare

L’iniziativa popolare per un fondo per il clima, sulla quale il popolo sarà chiamato a votare il prossimo 8 marzo, chiede che nella Costituzione federale sia introdotto un nuovo articolo dal titolo “Promozione di una politica energetica e climatica socialmente equa”, che sancisca il principio secondo il quale la Confederazione, i Cantoni e i Comuni lottano contro il riscaldamento climatico di origine umana e le sue conseguenze sociali, ecologiche ed economiche. In particolare, secondo questa nuova disposizione, essi dovranno sostenere la decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell’economia, l’impiego parsimonioso ed efficiente dell’energia, la sicurezza dell’approvvigionamento e il potenziamento delle energie rinnovabili. Per finanziare tutto questo si prevede la creazione di un fondo federale, che per almeno vent’anni, dal 2030 al 2050, sia alimentato con importi pari allo 0,5-1% del prodotto interno lordo.

Lo scopo dell’iniziativa è chiaro: abbandonare il più rapidamente possibile la dipendenza dalle fonti fossili, e farlo in modo socialmente ed economicamente equo, evitando che solo chi ha soldi possa permetterselo. Si tratta di un obiettivo non più rimandabile, perché tutto quello che non sarà fatto adesso dovrà comunque essere fatto in futuro in maniera più costosa. Si tratta di un obiettivo giusto, perché non scarica sui giovani il costo di riparare i guasti prodotti da chi è venuto prima. Si tratta di un obiettivo socialmente responsabile, perché permette a tutti di concorrere alla decarbonizzazione e ad un approvvigionamento energetico efficiente e meno inquinante. Costerà? Certamente, ma non si illuda chi è intenzionato a dire no che nascondere la testa sotto la sabbia risolverà il problema e costerà meno. Gli svizzeri sono famosi per la loro prudenza e capacità di prevedere i rischi futuri, si assicurano molto per questo e per quello, investono nella loro casa quando questa ha dei malanni destinati a peggiorare, non vi è ragione che in questo caso, da manuale, da proverbiali formiche si trasformino in cicale, perché tanto qualcuno provvederà. A perdere in caso di no saranno soprattutto i giovani, che erediteranno i debiti sempre meno occulti di un pianeta in crisi climatica evidente, e le persone di ceto modesto e medio, che non avranno sufficienti aiuti per fare le scelte ambientalmente ed energeticamente necessarie.

I sondaggi danno l’iniziativa per persa e probabilmente purtroppo le cose andranno così. Ma il problema che l’iniziativa chiede di prendere di petto non scomparirà, anzi peggiorerà. E quando le cose peggioreranno e qualcuno si chiederà perché la politica non ha fatto abbastanza, perché non ci si è svegliati prima, non servirà a nulla dare la colpa a questo o a quello, fare i Moretti che chiamano in causa il Comune, il Cantone, i pompieri…, perché in democrazia diretta la responsabilità delle scelte importanti, e l’onore di deciderle, spetta a tutti noi.

articolo di Manuele Bertoli, già consigliere di Stato PS, apaprso il 5 marzo su laRegione

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