Nuovo anno, stessi problemi

Cambia l’anno, non le priorità. Torniamo a parlare di parità.

Il 2022, da poco concluso, porta con sé un dato tristemente noto: le donne sono nettamente in svantaggio nell’accumulare ricchezza durante il periodo della loro vita lavorativa. A dirlo il Wealth Equity Index che, con la sua panoramica mondiale sulla discriminazione di genere, quantifica il gender gap di ricchezza tra donne e uomini al momento del pensionamento. Nei 39 paesi analizzati dallo studio in questione, fra cui anche Italia, Svizzera, Germania e Spagna, è stato rilevato un divario economico: in media le donne arrivano alla pensione con appena il 74% della ricchezza accumulata dagli uomini. Sostanzialmente, poiché vengono pagate meno.

In Svizzera, il gender pay gap ammonta al 17%. La media europea si attesta attorno al 14%. Senza questa disparità, le donne svizzere guadagnerebbero complessivamente 23 miliardi di franchi in più all’anno.

Allo stato delle cose, possiamo dire che le donne svizzere è come se lavorassero gratuitamente fino al 18 febbraio 2023. Nonostante la crescente attenzione alla diversità, all’equità e all’inclusione, c’è ancora molto da fare in termine di parità di genere.

Un abbassamento dei costi delle offerte per la custodia dei figli, un congedo parentale concreto, il corretto utilizzo di un linguaggio e pratiche inclusive si propongono come punti di partenza. Noi, la popolazione tutta, dobbiamo però agire, invertire la rotta, influenzare la politica in ogni nostra scelta, modificare i ruoli di genere della società, prendendo decisioni attente. Queste influenzano il modo in cui affrontiamo la nostra vita lavorativa e pensionistica. Gli svantaggi, anche sul mercato del lavoro, si rafforzano infatti negli stereotipi e nelle aspettative sociali delle pratiche quotidiane.

È bene però iniziare l’anno con qualche buona speranza.

Nell’uguaglianza di genere ci sono infatti solo lati positivi: è provato che un’adeguata rappresentanza di donne e uomini nelle sedi decisionali aiuti politica e aziende a lavorare meglio, facendo tesoro di punti di vista differenti, integrandoli, collaborando, aumentando la produttività interna e favorendo l’inclusione di tutte le persone.

Le disparità di genere esistono e costituiscono, come indicato dall’ONU, uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla lotta contro la povertà. Prima il mondo lavorativo e politico lo comprenderanno, prima potremo compensare questo ennesimo divario, avvicinandoci alla finalità etica di offrire uguali diritti e opportunità a tutte e tutti.