No al ridimensionamento del servizio civile

Il capo dell’armamento svizzero Urs Loher ha insistito più volte di recente nel dire che all’esercito servirebbe più innovazione e tecnologia. Come stiamo vedendo tutti, oggi i confronti bellici avvengono tramite delle macchine più o meno tecnologiche, per fortuna meno tramite il confronto diretto tra uomini, a meno di avere il cinismo del presidente russo, che sta gettando migliaia di soldati russi coscritti o di giovani stranieri, in genere poveri, pagati per andare al fronte per la sua supposta gloria. Anche per queste ragioni di natura militare, il ridimensionamento che le Camere federali hanno deciso nei confronti del servizio civile, con il chiaro intento di fornire più soldati al nostro esercito, è un controsenso. Ammesso che la Svizzera abbia bisogno di un suo esercito, oggi esso dovrebbe svilupparsi attorno ai droni, al rafforzamento della cybersicurezza, non al concetto ottocentesco della quantità di soldati disponibili.

Il servizio civile è già oggi un impegno oneroso, perché dura una volta e mezzo quello militare. Aiuta la popolazioni ed istituzioni importanti, per esempio case per anziani o istituti per persone disabili, aiuta la Svizzera nella salvaguardia del suo territorio, forma i ragazzi alla partecipazione attiva nel rispondere ai bisogni della società, aiuta la gioventù a capire meglio che, accanto alle necessità personali, vi è nella società una dimensione collettiva importante da salvaguardare.

Ostacolarlo per aumentare il numero di soldati è un’operazione grossolana, che peggiora la discriminazione verso i civilisti. Se il 14 giugno non vincesse il «no», i ragazzi che in futuro sceglieranno il servizio civile dovranno fare dei giorni di servizio in più, oltre all’attuale 50% supplementare rispetto al servizio militare, e dovranno iniziare con un periodo di servizio di 6 mesi, indipendentemente dalle loro obbligazioni formative, familiari ecc.: oneri in più non dovuti a necessità concrete, ma imposti solo per scoraggiare la scelta del servizio civile a favore di quello militare. La decisione della maggioranza parlamentare contro la quale è stato lanciato il referendum va respinta e il servizio civile va confermato così com’è. Dalla sua introduzione ha permesso di evitare che numerosi ragazzi finissero in prigione per obiezione di coscienza e sono 30 anni che aiuta concretamente la Svizzera e permette alla sua gioventù di essere migliore. Il suo ridimensionamento è un’assurdità storica e una regressione sociale, oltre che un controsenso militare. Non facciamo questo passo falso a scapito delle giovani generazioni.

Articolo di Manuele Bertoli. Corriere del Ticino 11 maggio

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