Narrazioni paranoiche

All’inizio degli anni Duemila la Svizzera ha aperto il proprio mercato del lavoro ai cittadini dei Paesi confinanti dell’Unione europea, soprattutto Francia, Germania e Italia, rafforzando i rapporti economici con l’Europa a favore della crescita. L’aumento dei lavoratori frontalieri nelle regioni di confine, è cresciuto mediamente del 14%. Nonostante ciò, il fenomeno non ha generato reali problemi economici o culturali: i nuovi arrivati sono simili agli svizzeri per lingua, religione e stile di vita e l’economia nazionale ha continuato a prosperare.

Uno studio di Ala Alrababah e dei ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, pubblicato nel 2024 sull’American Political Science Review, dimostra che molti settori produttivi svizzeri, soprattutto quelli ad alta specializzazione, beneficiano dell’allargamento del mercato del lavoro. Anche le indagini svolte nel corso di vent’anni mostrano che i cittadini delle aree di confine non hanno percepito maggiori minacce economiche o peggioramenti delle condizioni di vita.

Lo studio dimostra che nonostante l’assenza di effetti negativi concreti, nelle zone interessate dall’aumento dell’immigrazione, il consenso ai partiti di estrema destra e anti-immigrati è aumentato: i loro voti sono cresciuti di sei punti percentuali, pari a un incremento del 32% rispetto al periodo precedente alla liberalizzazione. Questo cambiamento non si è verificato nelle regioni più lontane dal confine. Secondo lo studio, la crescita del sentimento anti-immigrati non è provocata da problemi reali, ma dalle élite politiche che costruiscono una narrazione allarmistica. I partiti populisti hanno introdotto il concetto di “stress da densità”, un termine preso dalla biologia e usato per descrivere il rischio di sovraffollamento urbano. Attraverso campagne politiche e mediatiche, l’immigrazione è associata a traffico, mezzi pubblici affollati, espansione urbana e code nei negozi. Questa strategia ha reso accettabile una retorica anti-immigrati senza ricorrere apertamente alla xenofobia.

Tuttavia, la ricerca non ha trovato prove di un reale peggioramento della congestione o della qualità della vita nelle aree coinvolte. I partiti anti-immigrati riescono a rafforzare il proprio consenso soprattutto grazie alla costruzione di una percezione di emergenza, rafforzando la paranoia collettiva.

Il caso svizzero dimostra che l’opposizione all’immigrazione non nasce necessariamente da difficoltà economiche o da conflitti culturali, ma può essere alimentata da narrazioni politiche capaci di influenzare la percezione pubblica. Fenomeni simili sono emersi anche nel Regno Unito durante la Brexit e negli Stati Uniti con Donald Trump. Lo studio suggerisce dunque che il populismo di destra possa crescere anche in assenza di vere crisi, sfruttando paure costruite attraverso il linguaggio politico e mediatico. Purtroppo la paranoia è come un piano inclinato. È un disturbo dotato di “autotropia”, cioè di forza autonoma di moltiplicazione e contagio. Per contrastare questa deriva paranoica, votiamo No il 14 giugno all’iniziativa dell’Udc sui 10 milioni.

Angela Andolfo Filippini, direzione PS Lugano. La Regione 19 maggio

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