Monete e banconote: sì o sì?

Tra i temi in votazione in marzo (sì a tutti, ma no al dimezzamento dei fondi per la Rsi/Ssr!), quello per la difesa del franco e del contante è quello di cui si discute meno. Logico: chi minaccia il franco? Un’eventuale introduzione dell’euro sarebbe in ogni caso sottoposta al voto popolare. E non è pensabile di fare a meno del contante, anche se il suo uso è in continua diminuzione. Dobbiamo comunque esprimerci sul testo costituzionale proposto. L’iniziativa afferma che “La Confederazione assicura… in ogni tempo monete o banconote in quantità sufficiente” e che “La sostituzione del franco svizzero con un’altra valuta sottostà al voto del Popolo e dei Cantoni”. Consiglio federale e parlamento, d’accordo con la proposta, hanno però fatto notare che la nostra valuta si chiama “franco” non “franco svizzero” (controllare sulle banconote!) e che l’emissione di contante è compito della Banca nazionale e non della Confederazione (idem!). Abbiamo dunque un controprogetto che formula la proposta in maniera corretta “L’unità monetaria svizzera è il franco” e “La Banca nazionale garantisce l’approvvigionamento in numerario”. Forse spaventa il “numerario”, usato anche nel testo francese: è un termine tecnico per indicare il contante. Il testo tedesco parla di “Bargeld”, che indica il contante nel linguaggio comune. Se il parlamento ha formulato in modo corretto la proposta, perché gli iniziativisti non l’hanno ritirata? Non è chiaro: la loro propaganda insiste sull’importanza del contante, punto condiviso da tutti. Ma il controprogetto viene dichiarato “ingannevole”, senza spiegazioni. Dunque no all’iniziativa e sì al controprogetto per l’unità monetaria svizzera e l’approvvigionamento in numerario. E non dimentichiamo la domanda risolutiva: preferiamo il controprogetto!

Articolo di Carlo Lepori, già granconsigliere PS, apparso su LaRegione il martedì 3 febbraio

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