Maggioranza parlamentare fuori dalla realtà

Il Consiglio federale ha messo in consultazione l’aumento della franchigia minima della cassa malati, che passerebbe da 300 a 400 franchi (+33%), a seguito dell’accoglimento da parte della maggioranza delle Camere federali un anno fa di una mozione dell’UDC Esther Friedli. Un aumento che non farebbe che incrementare la parte della spesa sanitaria pagata direttamente dai pazienti attraverso franchigie, partecipazioni, servizi e farmaci non rimborsati ecc., quella che gli specialisti chiamano quota «out-of-pocket» (OOP), che in Svizzera è già elevata. Siamo al 22% della spesa sanitaria globale, contro il 15% in media nei Paesi OCSE, il 15-16% nel Regno Unito, il 14% in Germania, il 9% in Francia. Vicino a noi l’Italia (22%) e la Spagna (21%). Questo 22% dei costi sanitari complessivi pagati cash dai pazienti svizzeri, che aumenterà se il progetto andrà in porto, si aggiunge allo scandalo degli scandali, il premio LAMal pagato per testa, quindi uguale per tutti, che fa sorridere le persone con redditi alti, che pagano poco in base alle loro disponibilità, ma preoccupa molto il resto della popolazione. Ma chi rappresentano i e le parlamentari che hanno chiesto al Governo di presentare questa proposta? Credo sia lecito chiederselo, osservando che una delle maggiori preoccupazioni attuali degli elvetici, censite da sondaggi e rilevazioni periodiche, rimane quella connessa con il pagamento dei costi sanitari (premi di cassa malattia e pagamenti diretti). Mentre in Ticino si attende ancora l’applicazione del principio del 10% approvato dal popolo lo scorso settembre, che è un modo per cercare di proporzionalizzare il costo sanitario per le famiglie, a Berna, invece di andare in questa direzione, con una cassa unica, dei premi proporzionali al reddito e il superamento del sistema dei sussidi ai premi, che costringe molta gente a chiedere aiuto allo Stato per pagare una tassa obbligatoria per legge, si vogliono peggiorare le cose per gran parte dei pazienti, soprattutto quelli con redditi sotto la media e/o quelli con problemi di salute.

Mi auguro che il Ticino sappia dire no a questa proposta, chiedendo alle maggioranze bernesi di ricollegarsi con la realtà.

Per far scendere i costi della salute per la cittadinanza la strada rimane quella dei premi in base al reddito, che oltre che più corretta e moderna, permette anche di recuperare la quota non pagata dagli alti redditi, che oggi sono nettamente favoriti dal premio uguale per tutti, immettendo così nel sistema risorse oggi non utilizzate. Nel frattempo in Ticino giunga in fretta l’applicazione del principio del 10%: il popolo ha parlato, la politica non può più tentennare.

articolo di Manuele Bertoli, già consigliere di Stato, apparso sul Corriere del ticino venerdì 20 marzo

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