Nel mio studio mi capita spesso di fare una domanda ai pazienti che vedo per la prima volta: «Perché non è venuto prima?». Le risposte variano, ma il filo conduttore è quasi sempre lo stesso. Non il tempo, non la paura, ma il costo. «Speravo passasse da solo». «Ho aspettato di avere i soldi». «Avevo altre spese più urgenti».
Questa è la realtà che l’iniziativa “Per il rimborso delle cure dentarie” cerca di cambiare. E mi auguro che i e le ticinesi la sostengano con convinzione. La campagna dei contrari ha puntato molto su un argomento: «Costa troppo». Rispondo con un dato che gli oppositori non citano mai. I ticinesi spendono già 150 milioni all’anno di tasca propria. Non si crea quindi una spesa nuova: si ridistribuisce quella esistente in modo solidale, proporzionale al reddito, come funzionano l’Avs, la Lainf o l’Ipg. Chi guadagna di più contribuisce di più. Chi ha meno, paga meno, ma si cura ugualmente. È esattamente il principio su cui è costruita la nostra rete di protezione sociale. Non va poi dimenticato che il legame tra salute orale e salute generale non è un’opinione, è scienza consolidata. Le malattie parodontali e le infezioni dentali non trattate sono fortemente associate a malattie cardiovascolari, diabete, complicanze cerebrovascolari. In particolare negli anziani, spesso già in terapia per ipertensione, problemi cardiaci o metabolici, un’infezione in bocca non è mai un fatto isolato. Eppure gli oppositori non ne parlano, perché affrontare questo dato significherebbe ammettere che rinunciare alle cure dentarie oggi ha un costo nascosto enorme, che ricade sui pazienti, sulle famiglie e sull’intero sistema sanitario.
I contrari dicono anche che esistono già gli aiuti sociali per chi è in difficoltà. Vero, ma questi sussidi escludono sistematicamente chi sta nel mezzo: il pensionato con una rendita modesta, la famiglia con reddito medio-basso che non rientra nell’assistenza ma non riesce a far fronte a una fattura dentistica importante. Sono loro che rimandano, che aspettano, che vanno dal dentista quando il problema è già diventato grave. Non per colpa loro ma per colpa di un sistema con lacune enormi che la campagna del no si guarda bene dal riconoscere.
Votare Sì il 14 giugno non significa approvare una legge già scritta nei dettagli. Significa dare al Parlamento il mandato di costruirla il meglio possibile e con il giusto coinvolgimento tecnico. Così nascono molte riforme in Svizzera. Votare Sì significa riconoscere finalmente che la salute orale è salute e deve essere un diritto accessibile a tutti e non un lusso per pochi.
Nancy Lunghi. La Regione 22 maggio