La pazienza è finita! Serve una ‘99%’ per il Ticino

Nel nostro cantone il dibattito politico resta bloccato in uno schema ormai logoro: austerità per lo Stato, sacrifici per salariati e ceto medio, resistenza assoluta quando si tratta di toccare anche minimamente la ricchezza concentrata ai vertici della società. Eppure questa ricchezza esiste e cresce: oggi l’1% più ricco detiene quasi metà del patrimonio cantonale, mentre salari stagnanti, premi di cassa malati sempre più pesanti e aumento del costo della vita colpiscono una parte crescente della popolazione. Un quarto delle persone residenti non dispone nemmeno di redditi e sostanza sufficienti per contribuire fiscalmente.

In questo contesto, l’iniziativa socialista che limita al 10% del reddito disponibile il peso dei premi di cassa malati, approvata dal popolo, assume un significato politico preciso. Non si tratta solo di un aiuto concreto per migliaia di famiglie e per una larga fascia del ceto medio: è una misura di giustizia sociale, dentro un sistema che continua a scaricare i costi su chi vive del proprio lavoro. Ora, la maggioranza borghese (PLR, Lega-UDC, Centro e Avanti) sta cercando di neutralizzarne il valore ridistributivo con tattiche dilatorie e ostruzionismo, favorendo invece l’iniziativa leghista che avvantaggia soprattutto i redditi più elevati senza rispondere ai bisogni delle persone più in difficoltà e della maggioranza del ceto medio.

Di fronte alle necessità reali della popolazione, un vero e proprio sistema difende i privilegi di una minoranza evocando la presunta “insostenibilità” della spesa sociale, come se il problema fossero gli aiuti alle persone e non la concentrazione della ricchezza. Non esiste alcuna “simmetria” tra chi fatica ad arrivare a fine mese e chi dispone di patrimoni multimilionari, né tra redditi da lavoro e rendite da capitale. L’iniziativa federale “99%” della GISO denunciava già nel 2021 questo squilibrio: la crescita economica favorisce in modo sproporzionato l’1% più ricco, mentre il restante 99% vede stagnare salari e potere d’acquisto. I redditi da capitale crescono più rapidamente, beneficiando al contempo di un trattamento fiscale privilegiato.

Le finanze pubbliche devono adeguarsi ai bisogni collettivi e alle decisioni popolari, non il contrario. Per questo una riforma dell’imposizione sui grandi patrimoni è necessaria. Sappiamo che una pur modesta sovraimposta progressiva oltre i 5 milioni permetterebbe di riequilibrare le finanze cantonali e finanziare l’iniziativa del 10% lasciando intatti i redditi e le proprietà della classe media. Ora la misura è colma. È tempo che forze politiche, sindacati, associazioni, cittadine e cittadini si mobilitino in modo deciso per una fiscalità più equa e per l’immediata attuazione della volontà popolare.

Yannick Demaria, La Regione 20 maggio

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