La cassa malati è una tassa (iniqua)

Provo molta rabbia di fronte alla proposta del Consiglio di Stato, che rimanda al 2029 l’applicazione integrale delle iniziative sulla cassa malati. Così come provo indignazione per l’ipocrisia con la quale i partiti borghesi continuano a considerare ogni aumento delle tasse come un sacrilegio. I premi di cassa malati sono una tassa mascherata, una tassa che, al contrario di quelle sul reddito e sulla sostanza, non ci si fa problemi a lasciare aumentare. Forse per strappare il velo dell’ipocrisia è ora di discutere le percentuali di questa tassa sulla salute, che quest’anno ha superato i 6’000 Fr annui in Ticino (considerando il premio medio di riferimento). Andiamo a spanne, tanto per avere un ordine di grandezza: per una persona sola con un reddito netto di 60’000 Fr rappresenta una tassa aggiuntiva sul reddito del 10%, con un netto di 120’000 Fr la tassa è del 5%, per uno di 600’000 Fr dell’1 per cento.
Forse se la si iniziasse a considerare come una “imposta” (regressiva, visto che l’aliquota cala all’aumentare della ricchezza) e non come un “premio” l’atteggiamento cambierebbe. Una tassa il cui aumento negli ultimi anni è stato clamoroso: quasi +60%, visto che il premio medio di riferimento del nostro cantone non arrivava a 3’800 Fr nel 2022. A quanto pare per i partiti antitasse le uniche tasse che possono aumentare a dismisura sono quelle che gravano di più sulle classi medie e basse (i premi di cassa malati), mentre non vanno toccate quelle dei più ricchi. Aumentare le aliquote sui redditi più alti e sulle sostanze multimilionarie (quanto proposto dal Governo su questo è un primo passo, ma ancora insufficiente) vuol dire solo ristabilire un po’ di equità anche sulla pressione fiscale, visto che per i super ricchi l’aumento della cassa malati ha pesato meno di una piuma.

Articolo di Niccolò Del Conte, PS Lugano, apparso su LaRegione il 23 aprile 2026

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