Un po’ per partito preso, perché non sia mai che la sinistra riesca a promuovere qualcosa in questo Cantone senza dover tirare fuori le unghie e i denti, ma soprattutto perché prigionieri di una visione ideologica rigida e vecchia, la destra ticinese non sembra ancora pronta al superamento dei livelli alle medie.
La recente sperimentazione era partita nel 2023 anche grazie ai voti leghisti, quella caduta con il referendum sulla Scuola che verrà aveva ricevuto il sostegno nel 2017 anche dal PLR, ma alla fine, quando bisogna arrivare al dunque, saltano sempre fuori le stesse discussioni e le stesse resistenze. E ciò malgrado i dati internazionali disponibili da anni e la recente esperienza condotta in Ticino mostrino che il superamento va a favore di chi dovrebbe essere al centro di tutti i ragionamenti sulla scuola, cioè gli allievi. Perché purtroppo sono proprio loro i perdenti di questa continua sabbia nell’ingranaggio del cambiamento. Avessimo potuto superare i livelli quando il tema venne portato in Gran Consiglio la prima volta, non avremmo circa 3.000 ragazzi e ragazze che ogni anno passano dalla seconda alla terza media dovendo sopportare un triste rito figlio del passato che non passa.
È sulla loro pelle che gli adulti continuano a giocare questa partita politica, improvvisandosi pedagoghi o scienziati senza esser lo e accampando le scuse più improbabili per stare fermi. Il superamento arriverà, perché il sistema attuale non regge più da tempo, ma a colpi di 3.000 ragazzi e ragazze all’anno ai quali si infligge il mancato cambiamento, quanti dovranno ancora essere i giovani obbligati a pagare il prezzo dell’immobilismo? Questa triste storia me ne ricorda un’altra, anch’essa tipicamente ticinese.
Malgrado gli elementi conoscitivi oggettivi disponibili, il nostro Cantone è stato capace tra la fine del secolo scorso e i primi anni del nuovo millennio a portare per non meno di un decennio i rifiuti da smaltire a Zurigo, letteralmente buttando almeno 150 milioni di franchi nei treni del pattume, prima di trovare una soluzione in casa. Anche allora i politici si improvvisavano ingegneri, si scontravano sulle procedure, ma alla fine ad imporsi è stato il semplice principio secondo il quale chi produce rifiuti dovrebbe poi saperli smaltire da sé. In quell’occasione a pagare furono tutti i cittadini, mentre nel caso del superamento dei livelli il fardello del mancato cambiamento è tutto solo sulle spalle degli allievi delle scuole medie. Quelli a cui vogliamo giustamente insegnare l’educazione alla cittadinanza, ma che prima di essere cittadini a pieno titolo devono sopportare le conseguenze della maleducazione politica di chi cittadino lo è già e passa il tempo ad accapigliarsi per anni anche sui problemi che tutti dicono di voler risolvere. Voglio sperare che alla fine a prevalere sarà quel sano realismo che è sempre stato alla base dei passi avanti concreti in Ticino, non l’ostruzionismo senza futuro.
Manuele Bertoli, Corriere del Ticino 8 aprile