Ipct, ora tocca a governo e parlamento

L’Istituto di Previdenza del Canton Ticino (Ipct) è tornato d’attualità vista la prevista riduzione del tasso di conversione dal 6,17 al 5%. Una riduzione che senza misure di accompagnamento comporterebbe un taglio di circa il 20% della rendita di vecchiaia degli assicurati attivi senza garanzie.

Un tema quello dell’Ipct che da anni si ripresenta periodicamente sui tavoli del Gran Consiglio. Sì, perché il Gran Consiglio è competente per la fissazione dei contributi come pure di eventuali apporti in capitale. Un Gran Consiglio che fin dagli anni Novanta ha sempre voluto finanziare solo parzialmente gli impegni presi con gli assicurati.

Così facendo il Cantone ha risparmiato centinaia di milioni di franchi, generando però problemi di sottocopertura all’istituto pensionistico, relegandolo di fatto all’ultimo posto fra le casse pubbliche della Svizzera.

Ma facciamo un passo indietro. La riforma del 2012 ha previsto per gli assicurati il passaggio dal primato delle prestazioni a quello dei contributi con una riduzione del 20% delle prestazioni, mentre per il datore di lavoro ha previsto un contributo supplementare ricorrente del 2% e un contributo in capitale di 454,5 mio di franchi.

A carico dei pensionati è poi stata stabilita la sospensione dell’adeguamento delle pensioni al rincaro fino al 15% di aumento complessivo.

Con queste misure si intendeva raggiungere entro il 2051 l’obiettivo di un grado di copertura della cassa dell’85 per cento.

Inoltre per attenuare la riduzione delle prestazioni di vecchiaia di chi era vicino alla pensione, gli ultracinquantenni, sono state stabilite delle garanzie di pensione.

Contestualmente alla riforma, in base alle raccomandazioni del perito, è pure stato ridotto il tasso tecnico, ossia le aspettative di rendimento del patrimonio, dal 4 al 3,5%. Tale riduzione ha comportato un significativo aumento del passivo dell’Istituto.

Nel frattempo i rendimenti attesi sono progressivamente peggiorati, con la conseguenza che si è dovuto ulteriormente diminuire lo stesso tasso tecnico fino all’1,5 per cento.

A seguito di questa evoluzione e nonostante le misure di cui sopra previste dalla riforma, i passivi della cassa sono fortemente aumentati per circa 1,3 miliardi di franchi.

Questo onere supplementare è ricaduto interamente sugli assicurati dell’Ipct.

Richiamato il principio cardine della condivisione dei rischi e di conseguenza della simmetria dei sacrifici tra datori di lavoro e assicurati, lo Stato avrebbe già dovuto intervenire da tempo per coprire almeno la metà di questo onere supplementare.

Si auspica pertanto che anche il Canton Ticino, analogamente a quanto fatto da altri Cantoni, come ad esempio Ginevra, Argovia, Soletta, Zurigo, Vallese, dia il suo contributo. Tanto più che l’attuale situazione, maturata nel corso degli anni, è la conseguenza delle decisioni e delle non decisioni dell’Autorità politica (Consiglio di Stato e Gran Consiglio).