Il Servizio civile è un’opportunità di crescita

Nel 1973, alla scuola reclute, durante un’esercitazione di guerra, un compagno della Sezione Alpini (chiedo scusa, ma faccio fatica a utilizzare il termine camerata), si lasciò sfuggire che, in caso effettivo, avrebbe consegnato l’arma e non avrebbe sparato un solo colpo. Quella persona ha proseguito la carriera militare fino al grado di colonnello. Non so come avrebbe reagito se la Svizzera si fosse trovata in una situazione di guerra. Per quel poco che lo conosco, non escludo che avrebbe saputo tenere fede ai suoi proclami.

Questo aneddoto mi aiuta ad affermare che essere un soldato non è da tutti. Accettare questo ruolo significa essere disposti a sparare. Se necessario, anche a uccidere. Io non lo ero, non lo sono e non lo sarò mai. E, come me, migliaia di giovani Svizzeri che vedono nel Servizio civile una straordinaria opportunità per servire il Paese sotto le insegne della pace. A coloro che negli anni hanno osteggiato questa preziosa alternativa al Servizio militare, a coloro che ancora oggi provano a sminuirne la portata mi permetto di chiedere: siete così convinti che sia giusto mettere un’arma nelle mani di chi assolutamente non crede nell’utilizzo di questi strumenti di morte? A maggior ragione, lo chiedo in questa epoca nella quale siamo circondati da guerre, stragi, violenza individuale e collettiva. La mia risposta è ovvia: lascerei il servizio militare a chi è pienamente convinto, e ci tiene a essere un buon soldato.

Le ringrazio, queste persone, nella consapevolezza che, se necessario, saprebbero mettersi in gioco fino in fondo. Ma mi sento di ringraziare anche tutti i giovani che hanno scelto di servire la Svizzera per un periodo di una volta e mezzo più lungo. Il Servizio Civile non è un’allegra vacanza. È una scelta etica. Una scelta civica. Ed è anche un’opportunità meravigliosa per aprire gli occhi sul mondo degli adulti. Nel 1973, alla scuola reclute, non ho imparato a socializzare. I campi sportivi e le colonie mi avevano già insegnato a condividere spazi, idee, una borraccia, un pezzo di pane e formaggio. Non ho imparato ad andare in montagna. Lo facevo già. Ho per contro imparato, male e con riluttanza, a sparare col fucile d’assalto, a lanciare le “Übungsgranaten”, e a scagliare quelle a mano. Operazioni che non mi hanno di certo aiutato a trovare la mia strada. So di giovani che durante il Servizio civile lavorano nelle Case per anziani, nei laboratori protetti a contatto con utenti disabili, in aziende agricole di montagna, nei musei. Molti di questi giovani, grazie a queste occupazioni, riescono anche a dare una svolta al loro percorso formativo. Per queste ragioni, e per molte altre, limitare la portata del Servizio civile sarebbe un atto di scarsissima responsabilità civica e sociale.

Giancarlo Dionisio. La Regione 22 maggio

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