Il lavoro non è una variabile marginale


Qualcuno chiese a Sigmund Freud la sua ricetta per la felicità: «Lieben und arbeiten», amare e lavorare, o almeno così si narra. Dumping salariale è uno di quegli inglesismi che ci stanno un po’ antipatici: è la pressione al ribasso dei salari. Per ragioni legate al luogo, alla professione o al settore, i salari scendono e le condizioni contrattuali non vengono rispettate. Anche in Ticino accade. Ognuno ha sentito storie di lavoro nero o sottopagato.

Accanto a molti datori di lavoro onesti, altri sfruttano le falle del sistema.

Dai tempi di Marina Masoni — che era contraria, ovviamente — si chiedono più ispettori e controlli più incisivi. L’iniziativa prevede strumenti concreti, dal potenziamento dell’ispettorato alla maggiore trasparenza sui contratti. Eppure gli abusi continuano e il salario minimo fatica ad adeguarsi al costo della vita.

Se aumentano i crimini, nessuno mette in dubbio — risorse permettendo — il rafforzamento di polizia e magistratura. Per le distorsioni del mercato del lavoro, invece, in molti guardano altrove.

Vi do una notizia: è una fregatura per tutti. I salari che si abbassano non colpiscono solo chi guadagna meno: trascinano verso il basso l’intero mercato.

Il lavoro non è una variabile marginale dell’economia: è uno dei suoi fondamenti.

Salari dignitosi e condizioni corrette favoriscono stabilità e fiducia — beni preziosi in tempi incerti. Non è un caso: euro e dollaro hanno toccato livelli storicamente bassi rispetto al franco, segno della fiducia nella stabilità svizzera. E la stabilità si costruisce anche attraverso un mercato del lavoro solido e rispettato.

Il Ticino può e deve fare di più: salari decenti e controlli seri creano stabilità. È anche nell’interesse delle imprese sane che le regole siano rispettate da tutti.

Senza lavoro dignitoso non c’è stabilità. E senza stabilità non c’è prosperità.

articolo di Martina Malacrida Nembrini, presidente PS Bellinzona Bellinzona, apparso sul corriere del Ticino il 19 febbraio 2026

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