Il dumping salariale rende tutti più poveri

IL DUMPING SALARIALE RENDE TUTTI PIÙ POVERI
Il dumping salariale costituisce una criticità significativa nel mercato del lavoro ticinese. Esso si manifesta quando datori di lavoro corrispondono salari inferiori ai minimi stabiliti dai contratti collettivi o ai livelli usuali del settore, spesso accompagnati da contratti irregolari e ridotte tutele sociali. Tali pratiche distorcono la concorrenza, penalizzano le imprese corrette, incrementando precarietà, povertà, ricorso agli aiuti statali e conflittualità fra i lavoratori, compromettendo salute, equità, coesione sociale e razionalità nel dibattito politico.

Nel contesto ticinese, caratterizzato da un’elevata integrazione transfrontaliera e da una prevalenza di piccole e medie imprese, la combinazione fra salari compressi e controlli insufficienti favorisce pratiche di dumping, generando instabilità contrattuale, orari irregolari e tutele sociali fragilizzate. Le categorie più esposte comprendono giovani, donne e lavoratori part-time, spesso retribuiti sotto i livelli concordati dai contratti collettivi.

L’iniziativa MPS, “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale”, ora in votazione, propone strumenti concreti per affrontare questa emergenza.

La notifica obbligatoria dei contratti, con la conseguente costruzione di statistiche salariali complete e aggiornate – ora assenti – consentirebbe infatti di acquisire i dati oggettivi indispensabili per individuare i settori a rischio su cui concentrare le risorse ispettive – da potenziare –, per controlli efficaci e sanzioni proporzionate, che siano finalmente in grado di dissuadere i comportamenti scorretti e la concorrenza sleale. Anche per la SECO, solo una solida combinazione di trasparenza, ispezioni mirate e sanzioni efficaci è in grado di produrre risultati soddisfacenti.

In un cantone in cui i salari sono notevolmente più bassi rispetto al resto della Svizzera, in cui il rischio di povertà colpisce ormai il 23% delle persone e in cui si assiste alla fuga delle competenze dei giovani, troppe aziende approfittano della pressione sul mercato del lavoro per abbassare i salari, provocando effetti perversi sulla vita delle persone, sul livello generale delle retribuzioni e sull’insieme dell’economia e delle finanze pubbliche.

Quindi sì all’iniziativa, perché senza monitoraggio e senza sufficienti capacità di intervento non sarà possibile proteggere i salari, la dignità di chi lavora o cerca lavoro e nemmeno le molte aziende che si comportano in modo eticamente corretto.

Articolo di Yannick Demaria, granconsigliere GISO, apparso sul Corriere del Ticino il 23 febbraio

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