Il Canton Ticino chiederà di violare la Costituzione federale?

Dunque, la maggior parte dei deputati al Gran Consiglio chiede al parlamento federale di violare la Costituzione, dimenticando l’impegno preso solennemente di rispettarla. Si tratta naturalmente della decisione sugli Accordi Bilaterali III, per la quale il Consiglio federale propone al parlamento di sottoporla al referendum facoltativo (raccolta di firme e maggioranza del popolo) e non al referendum obbligatorio (votazione in ogni caso e maggioranza di popolo e Cantoni). La decisione spetta al parlamento federale.La maggioranza del Gran Consiglio chiede dunque al Consiglio di Stato di «esercitare pressione sul Consiglio federale e sull’Assemblea federale affinché, in caso di un’ eventuale votazione federale, oltre alla maggioranza del popolo sia richiesta anche la maggioranza deiCantoni (referendum obbligatorio relativo ai trattati internazionali)».Non insisto sul linguaggio vagamente mafioso («esercitare pressione»), ma rileggo i testi costituzionali in merito (art. 140 e 141):Art. 140 Referendum obbligatorioSottostanno al voto del Popolo e dei Cantoni:[…]b. l’adesione a organizzazioni di sicurezza collettiva o a comunità sopranazionali;[…]Art. 141 Referendum facoltativo1 Se 50 000 aventi diritto di voto o otto Cantoni ne fanno richiesta entro cento giorni dalla pubblicazione ufficiale dell’atto, sono sottoposti al voto del Popolo:[…]d. i trattati internazionali:1. di durata indeterminata e indenunciabili, 2. prevedenti l’adesione a un’organizzazione internazionale,3. comprendenti disposizioni importanti che contengono norme di diritto o per l’attuazione dei quali è necessaria l’emanazione di leggi federali.Con i Bilaterali III non si tratta di aderire alla NATO o all’Unione Europea Art. 140) , ma di un trattato internazionali secondo l’art. 141 cpv. 1, lett. d.Gli stessi parlamentari sono coscienti di chiedere una violazione della Costituzione: con un’iniziativa cantonale chiedono infatti di modificarla:Art. 140 cpv. 1, lett. b. bis (nuova)i trattati internazionali che comportano per la Svizzera un obbligo generale di ripresa dinamica del diritto di un’organizzazione sopranazionale o internazionale dotata di poteri normativi, che istituiscono meccanismi vincolanti di sorveglianza o di composizione delle controversie idonei a incidere sull’ autonomia legislativa o giudiziaria della Confederazione o dei Cantoni; segnatamente gli accordi istituzionali con l’Unione europea.
Allora è esplicito: si intende intralciare il processo di approvazione dei Bilaterali III con l’Unione Europea! In una norma transitoria si chiede addirittura che questo nuovo articolo sia applicato anche dopo un’eventuale approvazione parlamentare o popolare degli accordi, rendendola invalida.Il furore anti-europeo dei proponenti non permette loro di notare che i criteri per un referendum obbligatorio del loro nuovo testo non si applicherebbero ai Bilaterali III!Essi infatti non prevedono «un obbligo generale di ripresa dinamica del diritto» dell’UE:negli ambiti regolati dagli accordi la ripresa dell’evoluzione del diritto comunitario sarà recepita dalla Svizzera secondo i suoi metodi democratici e federalisti. In caso di conflitto non saremo più esposti a ritorsioni politiche, ma la composizione delle controversie avverrà innanzitutto in seno al comitato misto dell’accordo in questione. Solo in caso di mancato raggiungimento di un consenso ciascuna Parte potrà sottoporre la controversia a un tribunale arbitrale paritario. Alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ci si rivolgerà solo per l’interpretazione di una nozione di diritto dell’UE. Il riferimento («segnatamente») agli accordi istituzionali con l’Unione europea serve solo a creare ambiguità con la prima parte: problema che si vede spesso nel caso di proposte non ben ragionate. L’iniziativa popolare federale «No a una Svizzera membro passivo dell’UE» (detta «iniziativa bussola»!) ha almeno il pregio di evitare queste ambiguità. Ed è stata consegnata l’agosto scorso. Sfugge dunque a questo punto il senso della pasticciata iniziativa cantonale della maggioranza del Gran Consiglio.Il loro fervore per il referendum obbligatorio non si fonda sull’importanza dell’opinione dei cantoni, ma solo sul peso molto maggiore che i voti in alcuni Cantoni piccoli e tradizionalisti avrebbero nei confronti di altri Cantoni: «Il voto di una cittadina o un cittadino del Canton Uri conta oggi più di trenta volte quello di (per esempio) una o uno zurighese» (dal rapporto di minoranza di Daria Lepori). Rinunciare ad «esercitare pressione» a Berna e a lanciare iniziative ambigue sarebbe segno di maturità politica per il Gran Consiglio ticinese.

Articolo di Carlo Lepori, vicepresidente MES (Movimento europeo Svizzera), apparso su Naufraghi.

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