Fascismo un nemico, antifascismo un valore

Negli ultimi mesi assistiamo a un tentativo sempre più esplicito, da parte delle maggioranze di destra a livello cantonale e federale, di riscrivere la storia. Si vuole far passare l’idea che fascismo e antifascismo siano la stessa cosa: due estremismi da trattare allo stesso modo. Una narrazione pericolosa, che banalizza il passato e indebolisce il presente. Equiparare fascismo e antifascismo significa cancellare la verità storica. Significa mettere sullo stesso piano oppressori e liberatori, dittatura e libertà, violenza e resistenza. È un’offesa alla memoria di milioni di persone che hanno dato la vita per non piegarsi.

Tra gli anni 20 e 40 del Novecento, nel periodo più buio della storia moderna, donne e uomini comuni seppero compiere scelte straordinarie. Non erano eroi, lo sono diventati scegliendo la dignità invece della paura, la libertà invece dell’obbedienza. Quegli antifascisti non appartenevano a una sola parte: erano liberali, cristiani, socialisti, cittadini. Erano un popolo unito da un’idea semplice: fascismo e nazismo sono nemici di ogni libertà. Per questo oggi non ci possono essere ambiguità: tutte le forze politiche dovrebbero avere il coraggio di dichiararsi apertamente antifasciste. Chi non lo fa si colloca, nei fatti, fuori dai valori fondamentali della nostra democrazia.

Anche il Ticino ha i suoi esempi: da Giovanni Bassanesi ai volontari caduti nella guerra di Spagna, che ogni anno vengono ricordati al Grotto del Ceneri. Storie che ci richiamano con forza a scegliere da che parte stare. Essere antifascisti è una responsabilità. Significa difendere ogni giorno dignità, libertà e giustizia. Perché la libertà non è scontata: è una conquista pagata a caro prezzo. A chi ha lottato, a chi ha resistito, a chi non è tornato, dobbiamo una cosa sola: non tradire mai la loro memoria.

Articolo Marco D’Erchie, La Regione 25 aprile

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