Erosione del servizio civile: un attacco frontale della destra

Il 14 giugno si voterà sulla revisione della legge sul servizio civile. Un sì a questa revisione avrebbe conseguenze di vasta portata per il tessuto sociale in Svizzera. Infatti, settori importanti funzionano anche grazie ai civilisti – come ad esempio le case per anziani, gli ospedali, le scuole, i parchi naturali o le aziende agricole.

Foto: Christian Beutler (Keystone)

Chi è soggetto all’obbligo di servizio in Svizzera non deve necessariamente prestare servizio nell’esercito, ma può svolgere un servizio civile sostitutivo. Questa possibilità esiste dal 1992 e da allora rappresenta una spina nel fianco della destra. Ora la maggioranza del Parlamento ha revisionato la legge sul servizio civile in modo tale da indebolirlo significativamente. Un’alleanza composta dal PS, dai Giovani Verdi, dal Gruppo per una Svizzera senza esercito e dall’associazione del servizio civile CIVIVA ha quindi lanciato il referendum contro questa revisione. Il 14 giugno la proposta sarà sottoposta al voto popolare.

Il servizio civile non è affatto un’alternativa marginale al servizio militare, ma costituisce oggi un elemento essenziale del funzionamento della collettività svizzera. Nel 2025 sono stati svolti quasi due milioni di giorni di servizio civile. Ne beneficiano circa 5000 enti d’impiego: tra questi figurano case per anziani, ospedali, scuole, aree naturali protette e aziende agricole. I civilisti forniscono un sostegno concreto in numerosi ambiti: alleggeriscono il personale nelle case per anziani, aiutano le famiglie contadine nella gestione dei terreni e nella tutela della biodiversità, oppure partecipano alla cura delle aree protette. Tutte attività che, per mancanza di risorse sufficienti, spesso non potrebbero essere svolte senza il loro contributo.

Una legge dissuasiva

Con la revisione ora in votazione si intendono inasprire le condizioni di accesso al servizio civile. Tra le misure principali figurano un impiego obbligatorio di sei mesi nel primo anno dopo l’ammissione – senza tener conto di studi, vita familiare o impegni professionali; fino a 150 giorni di servizio supplementari come sanzione; nonché l’abolizione degli impieghi per gli studenti di medicina, nonostante la grave carenza di personale sanitario.

A ciò si aggiunge una nuova restrizione per le persone che, per motivi di coscienza, non possono prestare servizio militare. Di fatto, verrebbero costrette a svolgere il servizio militare, con una conseguente limitazione dei loro diritti fondamentali.

Il risultato prevedibile di questa revisione: una diminuzione del 40% delle ammissioni al servizio civile. E non è affatto chiaro se l’esercito ne trarrà beneficio, poiché una parte consistente delle persone soggette all’obbligo di servizio sceglierà probabilmente la cosiddetta «blauen Weg» (“via blu”), facendosi dichiarare inabili tramite perizia medica.

Un «no» per difendere l’essenziale

Indebolire il servizio civile significa sottrarre forza lavoro proprio dove è più necessaria. In particolare, in un contesto segnato dalla crisi climatica, dalla perdita di biodiversità e dalla carenza di personale nel settore della cura, ciò è devastante.

I civilisti svolgono lavori che altrimenti difficilmente verrebbero assunti da altri. Questa revisione, mascherata da intervento tecnico, sottrae da un giorno all’altro un sostegno indispensabile a molte istituzioni.

Smantellamento a tappe già programmato

È chiaro: questa revisione di legge non cade dal cielo. Fa parte di una strategia consapevole della maggioranza parlamentare di destra, il cui obiettivo è lo smantellamento progressivo del servizio civile. Con una tattica del salame, la destra erode pezzo dopo pezzo i diritti fondamentali della popolazione svizzera. Tra questi, il diritto di rifiutare il servizio militare quando non è compatibile con la propria coscienza, senza essere penalizzati in modo sproporzionato.

Articolo tradotto da «Direkt»

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