«La Svizzera si presenta come un modello antagonista rispetto ai paradigmi europei: è una Nazione multiculturale in una Europa dove prevale il nazionalismo etnico… (M. Binaghi) ». Con il repubblicanesimo democratico e la neutralità, le multiculturalità è quindi un aspetto fondamentale di quella che potremmo definire la nostra diversità virtuosa.
Quattro culture che convivono nel rispetto di diversità e valori, indipendentemente dal peso demografico delle rispettive culture. Se questo è un aspetto fondante del nostro Paese e se la protezione delle minoranze è una condizione necessaria per renderlo concreto, come è possibile che l’on. Regazzi adombri anche solo il pensiero di assimilare all’assistenzialismo (da Google: «degenerazione in senso clientelare… della politica redistributiva dallo Stato sociale») le entrate che il canone garantisce alla Radio della Svizzera italiana?
In effetti si tratta di una entrata necessaria per permettere alla RSI di finanziare, per la radio, una rete generalista, una rete cultuale e una rete giovanile oltre alle 7 reti della Svizzera tedesca e la 4 reti della svizzera romanda. Ai costi delle reti radiofoniche bisogna poi aggiungere i due canali tv per la Svizzera italiana e francese e i tre per la svizzera tedesca.
In totale 1560 milioni all’anno pari a 170.- fr. per abitante e allo 0.18% del prodotto interno lordo. Tenuto presente l’importanza di dare voce in un paese quadrilingue a un’informazione di qualità per il funzionamento della democrazia, ad attività culturali diverse con particolare attenzione a quelle locali, allo sport ad aspetti significativi della nostra vita quotidiana, non sembrerebbe molto. Forse l’aspetto che più infastidisce gli iniziativisti è che. secondo costoro, l’informazione della nostra radio sarebbe «di sinistra». La verità è che il potere economico e la Destra che lo rappresenta, spesso non amano una informazione critica diffusa perché tende ad aumentare la trasparenza, a mettere in discussione i privilegi, a rafforzare il controllo democratico. Una società informata in modo critico è una società meno governabile dai soli interessi economici. Così non è certamente un caso se la RSI venne creata nel 1933 grazie a una iniziativa di Guglielmo. Canevascini anche «per contrastare le trasmissioni provenienti dall’Italia fascista dove è monopolio (con quelle tedesca) dei governi e dei dittatori per la propaganda razzista e nazionalista» (dal discorso di Canevascini in occasione della inaugurazione della RSI).
Questa origine ha certamente lasciato nella RSI un’impronta che non è né di destra, né di sinistra, ma che è semplicemente democratica e che molti di coloro che vi lavorano sentono come una eredità da difendere. Un messaggio da non dimenticare in questi anni difficili nei quali il fascismo sembra di nuovo bussare alla porta.
L’8 marzo prossimo non dare per scontato il risultato e vota NO all’iniziativa sul canone.
articolo di Pietro Martinelli, già consigliere di Stato, apparso il 19 febbraio sul Corriere del ticino