Sull’obiettivo dichiarato dell’Iniziativa Udc possiamo concordare: perché dovremmo auspicare una crescita demografica senza limiti per la piccola Svizzera?
Ma l’obiettivo dichiarato (limite alla crescita demografica) non è credibile da un partito votato all’accumulazione di ricchezza e alla crescita di produzione e consumo senza limiti né ecologici né sociali. E la crescita economica trascina con sé quella della popolazione, è un’ovvietà. Infatti, la popolazione svizzera è aumentata di 2 milioni di abitanti durante il periodo delle politiche migratorie restrittive (1960-2000), tanto quanto dal 2000 in poi con l’Accordo sulla Libera Circolazione delle persone (Alc). L’obiettivo realmente perseguito è purtroppo il solito: fare degli stranieri il capro espiatorio delle nostre politiche errate nella pianificazione del territorio e dei trasporti, nella protezione dell’ambiente e del paesaggio, nella promozione dello sviluppo qualitativo, nella politica dell’alloggio, in quella fiscale, sanitaria e sociale; aizzare la guerra tra poveri per ostacolare quella fra poveri e ricchi.
Lo rivela il prospetto di propaganda dell’Udc sin dalla sua prima pagina. Vi leggiamo che, dei nuovi immigrati, “molti di loro appartengono a culture straniere e islamiche e immigrano nel nostro sistema sociale. Notizie su furti con scasso, reati violenti e accoltellamenti sono diventate purtroppo all’ordine del giorno”. Ma lo rivela soprattutto la scelta, per perseguire lo scopo, di intervenire solo sulle migrazioni: di profughi, di coniugi e figli che raggiungono il loro familiare già ammesso in Svizzera e, infine, di persone che emigrano per motivi professionali. Queste misure sono inefficaci e controproducenti: lo sa anche l’Udc, ma vuole ingannarci.
I dati del quindicennio 2010-24 indicano che solo il 4% dei nuovi immigrati sono profughi. Anche l’impedimento dei ricongiungimenti familiari (29% del totale di immigrati) è un’arma spuntata. Infatti, il 71% degli immigrati arriva dall’Europa e sarebbe ingenuo credere che la Svizzera possa ancora decidere unilateralmente di violare i loro diritti umani elementari (riunione di genitori e figli), come ai bei tempi degli stagionali. Una situazione già contestata allora dall’Italia e parzialmente attenuata per i suoi cittadini sin dalla metà degli anni 60.
La terza misura dell’iniziativa, infine, si applica direttamente alla componente principale dell’immigrazione: a quei 2/3 di immigrati da Paesi europei che arrivano per esercitare una professione. Ciò implica la denuncia dell’Alc. Un vero boomerang. La Svizzera e l’Europa soffrono di una continua riduzione dei propri abitanti in età lavorativa (causa denatalità e invecchiamento). I Paesi dell’Ue ne hanno già perso 10 milioni dal 2010 a oggi e ne perderanno altri 70 entro la fine del secolo. Sarà molto difficile, senza l’Alc, trovare in Europa il personale di cui avremo bisogno per rimpiazzare i pensionati: personale sanitario, muratori, camerieri, specialisti per la ricerca e l’innovazione tecnologica. In più, i Paesi europei potrebbero essere tentati da ritorsioni (Trump insegna): dazi, ostacoli a studenti e professionisti svizzeri nei loro Paesi, impedimento di trasferimenti di capitali verso banche e imprese svizzere.
Tutto ciò ci priverebbe della capacità si sviluppare la sola risposta efficace all’obiettivo di mantenere il nostro benessere senza bisogno di più lavoratori, immigrati, popolazione: l’aumento vigoroso della produttività (produzione per ora lavorata) – cioè il fare meglio e di più con meno – grazie allo sviluppo tecnologico (IA e altro) se orientato a questo fine.
Martino Rossi. La Regione 22 maggio