Dagli sgravi ai tagli

Tra il 2017 e il 2024 il Gran Consiglio ha votato 502,4 milioni di sgravi fiscali annui. Tra il 2024 e il 2026 il Consiglio di Stato propone 326,3 milioni di misure di risanamento finanziario. Un’analisi dei due flussi mostra che chi ha beneficiato degli sgravi non coincide con chi oggi subisce le misure di risparmio. Le undici misure fiscali approvate dal Gran Consiglio tra il 2017 e il 2024 generano un effetto strutturale a regime di 502 milioni di franchi annui di minori entrate: 300 a carico del Cantone, 202 a carico dei Comuni. Gli sgravi si concentrano principalmente su tre distinte categorie di beneficiari. La riduzione dell’aliquota sull’utile delle persone giuridiche dal 9% al 5,5% (2019, in vigore dal 2025, misura impropriamente giustificata dall’abolizione degli statuti speciali) vale 252 milioni e ha un effetto tangibile solo per le aziende con utile rilevante (sulle 32’000 persone giuridiche fiscalmente attive, 16’000 versano meno di 500 franchi annui di imposta sull’utile). La riduzione dell’aliquota massima sulla sostanza (…) (…) dallo 0,35% allo 0,25% (2017) vale 76 milioni e riguarda lo scaglione sopra 1,38 milioni di sostanza imponibile (2,4% dei contribuenti); 846 di loro, con sostanza sopra 10 milioni, assorbono il 62% del beneficio con un risparmio medio di 55’700 franchi pro capite. La riduzione dell’aliquota massima sul reddito al 12% (2024) vale 31,2 milioni e tocca solo i redditi superiori a 360’000 franchi. A queste tre voci si aggiungono il computo dell’imposta sul reddito su quella sulla sostanza e la riduzione dell’aliquota sui prelievi del secondo pilastro: nel complesso, gli sgravi destinati a redditi o patrimoni elevati raggiungono il 76% del pacchetto (383 milioni). Il restante 24% si distribuisce su cerchie più larghe: 14% in misure proporzionali al reddito, di cui beneficiano maggiormente i redditi alti (chi non paga imposte non riceve nulla), 10% in misure uniformi (imposta di circolazione, tassa di collegamento).

A seguito di questi sgravi, i messaggi sui Preventivi 2024-2026 propongono misure di risanamento per circa 330 milioni. Al netto delle misure di natura fiscale (aggiornamento minimo dei valori di stima al posto della revisione generale prevista dalla Legge, imposta minima per persone giuridiche, imposte di circolazione), l’impatto annuo sulle prestazioni e i contributi è quantificabile in circa 200 milioni di tagli. La distribuzione per categoria colpita, considerando l’impatto complessivo sui beneficiari finali a prescindere dal riparto Cantone-Comuni (in milioni di franchi all’anno a regime): prestazioni sociali (38,8); dipendenti dello Stato (31,6); anziani (27,5); famiglie e infanzia (21,2); scuola e formazione (18,6); ospedali e sanità (17,1); cultura ed enti sussidiati (15,9); trasporti pubblici (12,2); persone con disabilità (11,1); asilo e rifugiati (5,8).

Il confronto tra chi ha beneficiato degli sgravi e chi oggi subisce le misure di risanamento mostra un dato molto chiaro. La popolazione che ha ricevuto in misura significativa gli sgravi 2017-2024 – contribuenti con sostanza imponibile sopra 1,38 milioni, redditi sopra 360’000 franchi, azionisti delle aziende con utile rilevante – non figura tra chi oggi subisce i tagli delle prestazioni e dei contributi oggetto delle misure di rientro. Specularmente, le categorie che subiscono i tagli – famiglie sussidiate, anziani, utenti di istituti per disabili, persone nel settore dell’asilo, dipendenti pubblici, utenti dei trasporti pubblici – non rientrano nei grandi beneficiari degli sgravi. Si tratta di due gruppi distinti: uno ha beneficiato degli sgravi, l’altro sostiene oggi il costo del riequilibrio.

La dinamica osservata in Ticino non rappresenta un caso isolato: a consistenti sgravi fiscali a favore dei grandi capitali sono seguite, nel giro di pochi anni, misure di risparmio con effetti diffusi sul ceto medio e le fasce più fragili della popolazione. Il caso più studiato in Svizzera è quello del Canton Lucerna, che nel 2012 ha dimezzato l’imposta sull’utile delle aziende portandola al livello più basso del Paese: negli anni successivi il Cantone ha dovuto varare una serie continua di pacchetti di risparmio su scuola, sanità, sociale e contributi Ripam.

Il fenomeno trova ampio riscontro nella letteratura economica internazionale. Hope e Limberg (Socio-Economic Review, 2022), analizzando 18 Paesi Ocse nell’arco di cinquant’anni, rilevano che le riduzioni fiscali concentrate su redditi e patrimoni elevati non producono effetti significativi su crescita e occupazione, ma tendono ad aumentare la disuguaglianza. Anche il Fondo monetario internazionale (Dabla-Norris et al., 2015) collega questo effetto alla diversa propensione marginale al consumo: il reddito aggiuntivo delle fasce più alte si traduce prevalentemente in risparmio/speculazione finanziario/a, mentre la riduzione della spesa pubblica colpisce categorie che spendono una quota molto maggiore del proprio reddito, con effetti negativi sull’economia locale. Nella stessa direzione si collocano Saez, Zucman e Piketty (Oxford Review of Economic Policy, 2023), secondo cui l’erosione della tassazione sui patrimoni e sui redditi da capitale ha progressivamente trasformato sistemi formalmente progressivi in sistemi sostanzialmente sempre più piatti.

L’asimmetria tra chi ha beneficiato degli sgravi e chi oggi subisce le misure di rientro non è un effetto casuale: è il risultato di una precisa scelta politica, di cui la mancata messa in vigore dell’iniziativa 10% è solo l’ultima conferma.

Ivo Durisch. La Regione 23 maggio

Beitrag teilen:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Animation laden...Animation laden...Animation laden...

Newsfeed