Cure, terrorismo psicologico e falsità

“La misura va inquadrata all’interno del contesto dell’intero settore e anche dell’esplosione dei premi di cassa malati, che pesano su tutta la collettività nel nostro cantone”, Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (Dss), Il Quotidiano, 26 marzo 2026. “Si tratta di una risposta a quello che è il grido d’allarme dei ticinesi sull’evoluzione negativa dei premi di cassa malati”, Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, Il Quotidiano, 1° aprile 2026. Falso.

In primo luogo, la partecipazione dei pazienti ai costi delle cure a domicilio non ha alcuna incidenza sui costi a carico delle casse malati e, quindi, sui premi di cassa malati. Questa misura è prevista, in termini opzionali, dall’art. 25a cpv. 5 LAMal: se un Cantone decide di introdurla, il cosiddetto finanziamento residuo a carico dello stesso Cantone diminuisce; altrimenti, quel Cantone dovrà farsi carico di un finanziamento residuo superiore. In altri termini, la decisione di introdurre o meno la partecipazione dei pazienti a costi delle cure a domicilio (ciò vale anche nel contesto delle case per anziani) è unicamente di competenza cantonale e sono le finanze cantonali (in Ticino, con quelle comunali) a trarne beneficio o a doverne sopportare il peso.

In secondo luogo è universalmente riconosciuto che in sanità è l’offerta che induce la domanda, e non viceversa. Chi è cognito del sistema lo sa perfettamente e sa anche che la misura in questione può sortire l’effetto perverso di addirittura aumentare i premi di cassa malati.

Più in generale, è utile rammentare che la decisione del Cantone Ticino di non introdurre la partecipazione dei pazienti ai costi delle cure a domicilio, e di introdurre invece quella ai costi delle cure erogate in casa per anziani, risale a circa 15 anni fa e risponde alla scelta strategica di favorire – per quanto possibile – il mantenimento a domicilio dei nostri anziani. Scelta strategica che si era manifestata e concretizzata già nel 1997 con l’approvazione della Legge sull’assistenza e cura a domicilio. Questa misura, quindi, più che un impatto finanziario ha una valenza politica, poiché ribalta una strategia che da decenni caratterizza il nostro Cantone e sulla quale è ancorata la Pianificazione integrata sulle case per anziani e sulle cure a domicilio 2021-2030.

A questo punto, è lecito porsi almeno due domande: nel rifiutarsi di ingranare la marcia indietro, il Consiglio di Stato ha tenuto conto dell’aspetto di cui sopra? È politicamente corretto ingranare un cambio di strategia di tale portata per le famiglie ticinesi nel contesto di una legge di preventivo annuale (2026), tipicamente non di respiro strategico?

Ma forse con queste domande voliamo già troppo alto. Forse questo modo di operare riflette semplicemente il fatto che, di fronte all’incapacità di risolvere un problema sistemico (costi sanitari e premi di cassa malati ormai insostenibili) e nell’approssimarsi delle elezioni cantonali, si sposta il mirino sull’individuo, nel tentativo (maldestro) di depoliticizzare la problematica.

Articolo di Francesco Branca, economista, apparso su LaRegione il 4 aprile 2026

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