Cure a domicilio e presunto risparmi sui premi

Oltre 20’000 firme raccolte in soli cinque giorni. È questo il risultato straordinario della petizione “Non è colpa dei pazienti!”, consegnata pochi giorni fa e sostenuta da una mobilitazione ampia, trasversale e determinata. Un segnale politico chiaro, che non lascia spazio a interpretazioni: la popolazione non accetta che i costi della sanità vengano scaricati su chi è più fragile. La richiesta è semplice e urgente: sospendere immediatamente la nuova misura di risparmio introdotta dal Cantone. Dal 1° aprile 2026, infatti, è entrata in vigore una nuova partecipazione ai costi delle cure a domicilio: 50 centesimi ogni 5 minuti, fino a un massimo di 15 franchi al giorno per tutti i pazienti. Tradotto nella vita concreta, significa fino a circa 450 franchi al mese in più per chi necessita di cure quotidiane.

Di fronte a questa mobilitazione impressionante, il Consiglio di Stato – riunitosi proprio il 1° aprile – ha deciso di tirare dritto. No, non è un pesce d’aprile. Ancora una volta, la maggioranza del governo cantonale, con il direttore del DSS Raffaele De Rosa in testa, dimostra di non comprendere le preoccupazioni della popolazione di fronte a una sanità sempre più a due velocità. Si dimentica che non è accettabile far pagare il prezzo del sistema agli anziani, ai malati e alle persone più vulnerabili.

Le motivazioni addotte dal Consiglio di Stato non reggono. La prima: “responsabilizzare i pazienti”. Ma di quale responsabilità parliamo? Le cure a domicilio non sono un lusso, una scelta opzionale o uno sfizio. Sono un bisogno essenziale. Nessuno decide liberamente di aver bisogno di assistenza per lavarsi, per vestirsi, per vivere con dignità. Pensare che si possa “responsabilizzare” qualcuno facendogli pagare di più significa accettare che alcune persone rinuncino a cure indispensabili.

La seconda: frenare l’aumento dei premi di cassa malati. Anche questo argomento non sta in piedi. Le cure a domicilio sono rimborsate su base forfettaria: questa misura non riduce quanto viene fatturato alle casse malati e quindi non incide sui premi. Non porterà alcun sollievo alle famiglie già sotto pressione.

Le conseguenze reali sono altre, e ben più gravi: nessun effetto sui premi, maggiori costi per pazienti e familiari, rischio di comprimere i tempi delle prestazioni, ulteriore stress per il personale infermieristico. In altre parole: si colpiscono i più fragili senza risolvere il problema.

Per questo la mobilitazione deve continuare. Le oltre 20’000 firme sono solo l’inizio. È necessario mantenere alta la pressione politica e far sentire con forza la voce della popolazione. Sabato 18 aprile si terrà una grande manifestazione a Bellinzona (ore 15.00 in piazza Collegiata): un appuntamento fondamentale per ribadire che questa misura deve essere ritirata. Perché la salute non è un privilegio.

Laura Riget, copresidente PS Ticino. Corriere del Ticino dell’8 aprile

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