Congedo parentale: riuscirà il Canton Ticino ad essere il primo della classe?

Durante l’ultima sessione il Gran Consiglio si è svolta la votazione per l’introduzione di un congedo parentale retribuito di due settimane. Al termine delle discussioni la votazione si è conclusa in parità. Peccato! Ancora una volta il Canton Ticino ha perso l’occasione di essere un Cantone pioniere a livello svizzero. Ma decisione è comunque solo rimandata. Se ne riparlerà a gennaio.

Il Partito Socialista prende atto della decisione presa del Gran Consiglio di di rimandare a gennaio la discussione sull’introduzione di un congedo parentale di due settimane in aggiunta a quello maternità e paternità già previsti a livello federale. Questa proposta è nata da un’iniziativa di Raoul Ghisletta ed è stata sostenuta dal PS, dai Verdi, da Più Donne, da MPS e da una larga maggioranza del PPD.

La maggioranza della Commissione Sanità e sicurezza sociale, nel suo rapporto firmato dal relatore Giorgio Galusero e dei deputati di Lega, PLR e UDC, invitava il Gran Consiglio di rifiutare l’iniziativa di Raoul Ghisletta di allungare il congedo maternità a 20 settimane.

Nel rapporto di minoranza gli esponenti di PPD, PS e Verdi hanno indicato di accettare il principio della proposta di congedo formulata nell’iniziativa, proponendo però un congedo retribuito, in forma di indennità parentale (anziché di maternità) di 2 settimane in aggiunta al congedo maternità e paternità federale già previsti per legge. Congedo esteso anche ai casi di adozione.

Dopo un intenso dibattito la votazione è terminata in parità, la discussione è ora rinviata a gennaio. Accettando queste due settimane di congedo parentale retribuito, il Gran Consiglio potrebbe contribuire ad una maggiore parità di trattamento di entrambi i genitori. Il congedo sarebbe infatti un passo verso una maggiore uguaglianza tra i genitori, permettendo ad entrambi di occuparsi dei loro figli fin da primi momenti di vita. Si tratterebbe così di un primo modesto passo verso un congedo parentale in Svizzera, che se divenisse consistente contribuirebbe a prevenire l’abbandono dell’attività professionale da parte delle donne con figli o quantomeno la massiccia riduzione del loro tasso di occupazione, nonché a migliorare le loro prospettive professionali, con effetti positivi sull’intera economia.