Perequazione, perpetuum immobile

Nel 2013, rispondendo alla mia mozione che chiedeva di intervenire sulla Nuova perequazione finanziaria e dei compiti (Npc), in vigore dal 2008 e che sembrava penalizzare il nostro Cantone, il Consiglio di Stato affermava: “Sebbene non sia possibile concludere che il Ticino sia sistematicamente penalizzato, il Governo si è impegnato a rivendicare alcune modifiche al sistema attuale”.
Allora si riuscì a ridurre del 25% il peso negativo del gettito d’imposta dei frontalieri. Nella mozione elencavo già quelli che ritenevo fossero i difetti della Npc per il Ticino, difetti che rimangono e che con il rinvio al 2030 della correzione di 9,5 milioni l’anno a favore del Ticino – grazie al recente nuovo calcolo dell’U n i ve rs ità di Lucerna (Hslu) sul gettito dei frontalieri – hanno scatenato una dura reazione del CdS: “Il rinvio è uno schiaffo al Ticino”. La perequazione delle risorse porterà nel 2027 al Ticino 223 franchi per abitante, a fronte dei nettamente più beneficiari Giura 2’207, Vallese 1’796, Uri 1’650, Glarona 1’548, Soletta 1’485, Friburgo 1’485, Berna 1’444 e Neuchâtel 1’048.
Ebbene, difficilmente si potrà correggere sostanzialmente quello che sembra un difetto macroscopico della Npc, cioè il peso del gettito delle imposte dei frontalieri che, sommato ai gettiti delle persone fisiche, giuridiche e della sostanza, confluisce nella Base Imponibile Aggregata (Bia) cioè la forza finanziaria dei Cantoni. Semplicemente, abbiamo una Bia molto più elevata dei Cantoni fortemente beneficiari citati, siamo poco sotto la media svizzera, fino al 2014 eravamo tra i 10 Cantoni finanziariamente forti. Da allora, la perequazione delle risorse per il Ticino è passata da -6 milioni a +93 milioni, a causa della perdita del gettito cantonale rispetto alla media svizzera.
La recente proposta elaborata dall’Hslu ricalcola il gettito dei frontalieri sottraendo dal reddito per frontaliere un importo pari ai costi che genera al Cantone per la mobilità e la sicurezza pubblica (4’500 franchi l’anno), non più una diminuzione fissa del 25% del reddito lordo. Ciò avvantaggerà il Ticino, dove lo stipendio medio dei frontalieri è inferiore rispetto ai Cantoni di Ginevra e Basilea Città.
Con il nuovo metodo si potrà in futuro aumentare più “facilmente” la deduzione se i costi dimostrabili per frontaliere dovessero crescere. In principio, una buona soluzione, più dinamica, ma pur sempre bloccata sui principi della Bia che determina la compensazione delle risorse. In Ticino la questione non è capita: si grida allo scandalo, alla discriminazione. La grande maggioranza dei Cantoni, invece, non accetterebbe mai un radicale cambiamento a favore dei pochi Cantoni ad alto gettito da frontalieri, perché non solo ci perderebbero direttamente, ma ritengono che i frontalieri rappresentino una risorsa fiscale per i Cantoni ad alto tasso di frontalieri, senza generare costi per scuole, ospedali e assistenza sociale.
Il problema per il Ticino è strutturale: con un terzo della forza lavoro costituito da frontalieri, abbiamo una situazione economica e fiscale disfunzionale rispetto al resto della Svizzera. Solo Basilea Città e Ginevra si trovano in una situazione analoga per presenza di frontalieri, ma la forza dell’economia e i conseguenti importanti gettiti, sia delle persone fisiche, non soggette al dumping salariale come in Ticino, sia delle persone giuridiche, portano questi Cantoni a un potenziale delle risorse rispettivamente del 156% e del 164% della media svizzera, contro il 90,4% del Ticino. Sono quindi Cantoni di frontiera ricchi.
Il Ticino, invece, è fuori scala per il gettito da frontalieri, ma presenta un gettito pro capite delle persone fisiche sotto la media svizzera, anche a causa delle tipologie di aziende che impiegano frontalieri a basso costo e del conseguente dumping salariale che abbiamo insediato, contrariamente alle situazioni di Basilea Città e Ginevra.
Un’economia “normale”, con un terzo di lavoratori frontalieri, dovrebbe generare un gettito fiscale totale molto più alto, con meno spese per lo Stato legate alla forza lavoro, e non dover dipendere dalla perequazione intercantonale, come dimostrano i Cantoni citati, i quali, già a livello dei salari dei frontalieri, stanno nettamente meglio, con effetti positivi anche sui salari dei residenti e sul conseguente gettito fiscale. Considerati i limitati margini per correggere la perequazione delle risorse, per il nostro Cantone rimane da lavorare sulla perequazione degli oneri (geotopografici) e si dovrà rivedere un aspetto della Npc che non sembra averci portato i previsti benefici: la questione delle collaborazioni intercantonali, purtroppo molto limitate dalle barriere geografiche, le Alpi a Nord e la frontiera a Sud. Un difetto della Npc già segnalato nella mozione del 2013.

Articolo di Bruno Storni, consigliere nazionale, apparso su Laregione il 4 agosto

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