Cambiamento climatico? no crisi climatica!

«Non pensare all’elefante » di George Lakoff è un testo molto citato che contiene un’analisi profonda del linguaggio come strumento di comunicazione e di potere.

In questi giorni siamo tutti impressionati dalle immagini degli incendi in Spagna e in Francia. Ci sono decine di migliaia di persone sfollate, case distrutte, migliaia di pompieri che lavorano senza sosta per circoscrivere fiamme che vengono definite « fuori controllo ». « Gli incendi hanno vita propria », ha detto il ministro degli interni francese Núñez. Di fronte a questo fenomeno il concetto più citato da quasi tutti i media è « cambiamento climatico », una realtà che solo pochi irriducibili negazionisti provano a cancellare, dicendo che in fondo ha sempre fatto caldo e che sempre i boschi sono andati in fiamme. Però l’espressione « cambiamento climatico » nasconde un valore che va analizzato.

Il cambiamento è una caratteristica della nostra società. Lo viviamo sul lavoro, nella rivoluzione tecnologica e porta a una conseguenza: dobbiamo adattarci e la natura umana è capace di farlo. Quel che vale per il nostro essere nella società, può valere per il clima, dobbiamo dunque adattarci al « cambiamento climatico » e la nostra responsabilità si limita a reagire a quel che succede. Questo è il sottotesto dell’espressione. In realtà dire « cambiamento climatico » significa diffondere un pensiero conservatore e tranquillizzante di fronte a un fenomeno angosciante. Le espressioni giuste sono « crisi climatica » e « riscaldamento terrestre ». Certo sono termini disturbanti che cambiano la prospettiva – il frame, come direbbe Lakoff – e mettono le persone di fronte a precise responsabilità, perché le crisi mettono in difficoltà e vanno affrontate e il riscaldamento terrestre ci fa paura, come dimostrano le ripetute canicole di questi mesi e di questi giorni. Parlare di « cambiamento climatico » serve anche a far abbassare la guardia sulle politiche di transizione ecologica, che stanno subendo attacchi continui. La destra che sta trionfando un po’ ovunque prospera su questo equivoco e definisce « sconsiderate », « eccessive », « punitive » le azioni intraprese per combattere la crisi climatica (destabilizzazione di tutti gli equilibri naturali del nostro pianeta da cui dipendiamo) e il riscaldamento terrestre (aumento a lungo termine della temperatura media della superficie terrestre), concetti legati, ma diversi.

Se noi diciamo a qualcuno « non pensare a un elefante », non facciamo altro che stimolare l’immagine dell’elefante, dice Lakoff. Se gli diciamo « il clima sta cambiando » gli diciamo semplicemente che deve imparare ad adattarsi. È il contrario di quello che bisogna fare: reagire per costringere i governi ad agire.

Articolo di Maurizio Canetta, deputato in Gran Consiglio, apparso sul Corriere del Ticino il 3 agosto

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