Per un confronto corretto

Il direttore de laRegione ha scritto ieri nel suo commento in prima pagina che la credibilità “di tutti i membri del Consiglio di Stato” e del Procuratore generale sarebbe in forte discussione e auspica che venga fatta “tabula rasa”. Da tempo sostiene che il Cantone abbia bisogno di un altro Governo. È una sua opinione, che esprime legittimamente.
Il confronto politico e le critiche fanno parte del dibattito democratico e le accetto senza esitazione. Ciò che non posso tollerare sono affermazioni false o insinuazioni che alimentano il sospetto, gettano discredito indiscriminatamente sulle istituzioni e, nello specifico, infangano la mia persona. Il direttore Ritzer sostiene che la sottoscritta sarebbe stata messa a conoscenza di comportamenti inadeguati del Consigliere di Stato Zali “parecchio tempo fa” e non avrebbe fatto nulla. Se fossi stata in possesso di elementi concreti e circostanziati – ciò che non è stato il caso – avrei agito, come fatto in altre occasioni.
Inoltre, non ho mai ricattato nessuno e non mi sono mai fatta ricattare. Quelle di Ritzer nei miei confronti sono accuse che respingo con fermezza.
Credo profondamente nel valore di uno Stato basato su istituzioni integre e gestito nel rispetto dello Stato di diritto. Credo al tempo stesso fermamente nel valore dei media: per la diffusione di informazioni serie e approfondite, il contrasto alla disinformazione e la tutela della democrazia, pure facendo da contraltare al potere politico stesso quando necessario.
Gli attacchi come quelli estesi a me in questa circostanza avvelenano però la discussione pubblica e gettano ingiustificatamente dubbi sulla credibilità di singole persone e istituzioni. Le parole hanno un peso. Questo principio vale per tutti. La violenza e l’incitazione alla violenza sono inaccettabili da qualunque parte provengano. Sotto questo profilo le parole di cui si è tanto discusso in questi giorni sono inammissibili; devono essere stigmatizzate con fermezza. Su questo non c’è dubbio.
A un gioco al massacro politico indiscriminato, che fa male anche a livello personale, tuttavia, non ci sto. E non credo faccia bene a questo Cantone, alle sue istituzioni e alla sua popolazione. Dopo giorni di comprensibile indignazione, che peraltro condivido, credo sia doveroso ritrovare anche la necessaria lucidità e razionalità. Soprattutto in un momento istituzionalmente difficile come questo.
Posso dal canto mio garantire che continuerò, in politica o fuori, ad agire con la massima serietà, portando avanti con convinzione un impegno che mi accompagna da sempre: quello a favore del rispetto dell’integrità delle persone, della tutela dei diritti e, in particolare, della prevenzione e del contrasto della violenza di genere e di ogni forma di violenza.

Di Marina Carobbio, consigliera di Stato, apparso su LaRegione il 29 luglio’26

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