Servizio civile: primo passo verso la sua eliminazione

Il successo del servizio civile è da sempre una spina nel fianco dell’esercito, che l’ha accettato a malincuore. Ormai più di 7’000 giovani ogni anno scelgono un servizio di aiuto nei settori sanitario, sociale, forestale e molti altri, accettando una durata una volta e mezzo quella del servizio militare. Più di 11’000 invece (il 30 percento dei giovani maschi, dati 2025 dell’Aggruppamento difesa, 9.03.2026) sono quelli considerati inabili al servizio per problemi di salute o per essere riusciti a ottenere certificati di comodo. Chi segue il dibattito si trova confrontato con i soliti luoghi comuni, del milite che garantisce la difesa nazionale, affrontando esercitazioni notturne, disciplina e anche rischi notevoli, mentre i civilisti se la spassano, con lavoretti comodi e piacevoli. Altri hanno chiarito il ruolo fondamentale per il nostro paese, che i civilisti forniscono regolarmente.Particolarmente fastidio alle autorità militari lo danno i giovani che accettano di iniziare il servizio militare, magari stringendo i denti, convinti del loro dovere, oppure sperando che passi svelto, ma che poi dopo un certo tempo si rendono conto di essersi sbagliati e preferiscono affrontare un servizio più lungo, ma più coerente coni loro ideali.Se è comprensibile che l’esercito si lamenti per la perdita di militi e di quadri formati, dovrebbe invece riflettere sul suo fallimento di fronte a giovani che sono pronti a fare il servizio militare, dopo aver rinunciato alla «via blu» del certificato medico o alla scelta del servizio civile. Dovrebbero chiedersi perché non sono riusciti a convincere giovani ben disposti ad essere motivati.Così con la modifica di legge si introducono tante difficoltà per scoraggiare la scelta del servizio civile. Se la rinuncia allo sconto per i quadri (da 1,1 a 1.5 volte la durata del servizio) può sembra ragionevole e l’obbligo di prestare servizio più celermente fastidioso, la durata minima di 150 giorni, indipendentemente dal servizio militare già prestato è chiaramente arbitraria.In realtà questa «modesta» riforma della legge sul servizio civile è solo un primo tentativo per preparare un attacco ben più decisivo: la reintroduzione dell’esame di coscienza e l’accorpamento del servizio civile con la protezione civile sono all’ordine del giorno dei lavori parlamentari.

Articolo di Carlo Lepori, già parlamentare in gran consiglio, apparo il 12 giugno su Corriere del Ticino

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