I cambiamenti climatici non rappresentano più soltanto una questione ambientale, ma una vera priorità di salute pubblica e di qualità della vita. Dopo anni di sensibilizzazione, Confederazione e Cantone stanno assumendo un ruolo sempre più attivo nella transizione climatica, riconoscendo l’impatto diretto che il clima esercita sul benessere fisico, psicologico e sociale della popolazione. Il tema è emerso con forza durante il 7° simposio “Cantone e Comuni uniti di fronte alle sfide climatiche”, organizzato dalla Sezione degli enti locali (SEL), dall’Ufficio del clima e della decarbonizzazione (UCD) e da Meteo Svizzera, che ha presentato i nuovi scenari climatici nazionali “Clima CH2025”.
Dai contributi degli esperti è emerso con chiarezza il legame sempre più evidente tra cambiamenti climatici e salute. Le isole di calore urbane, microclimi roventi generati da cemento, asfalto e superfici impermeabili che trattengono il calore; stanno trasformando molti spazi pubblici in luoghi difficilmente vivibili durante i periodi più caldi. Una situazione che spinge molte persone, soprattutto anziani e fragili, a chiudersi in casa. Con conseguenze che non riguardano soltanto il disagio fisico, ma anche isolamento sociale, stress psicologico e depressione.
Il nodo critico resta tuttavia il livello comunale, dove la visione politica tende ancora troppo spesso a minimizzare il problema con argomentazioni del tipo: “Siamo circondati da prati e boschi”. Da qui la crescente aspettativa verso un intervento cantonale più autorevole nei casi in cui i municipi ignorino misure di mitigazione climatica sul suolo pubblico o approvino interventi incoerenti con gli obiettivi ambientali e sanitari. La sfida, infatti, non riguarda soltanto l’aumento delle temperature urbane, ma anche la salute mentale e la coesione sociale. La risposta indicata da urbanisti e specialisti è quella della cosiddetta “città spugna”: un modello urbano che sostituisce superfici impermeabili con verde urbano, alberature, giardini piovosi e pavimentazioni drenanti. Una trasformazione capace di disperdere il calore, favorire l’evapotraspirazione e restituire alla popolazione spazi pubblici più vivibili, inclusivi e resilienti. In una società sempre più digitale cresce inoltre quella che la sociologa Chiara Saraceno definisce “povertà relazionale”; la carenza di relazioni significative e di quei “legami deboli” quotidiani che rappresentano un elemento fondamentale per l’inclusione sociale e il benessere collettivo. Per questo diventa essenziale favorire le relazioni quotidiane tra vicini, conoscenti e persone che condividono gli spazi pubblici. Sono proprio questi incontri informali a costruire senso di comunità, sostegno reciproco e inclusione sociale.
Gli esempi emersi nelle ultime settimane dimostrano che soluzioni condivise, attente alla biodiversità, alla salute e alla socialità, sono possibili. Serve però una reale interdisciplinarità tra progettisti, amministratori e specialisti, capace di superare approcci settoriali e certezze consolidate. Con una visione politica che sappia guardare oltre il breve termine e pianificare il territorio con prospettive di lungo periodo. La politica sembra finalmente comprendere che la grande sfida del futuro riguarda insieme cambiamenti climatici e salute pubblica. Investire oggi in prevenzione, vivibilità urbana e resilienza costerà molto meno che affrontare domani i costi sociali e sanitari legati all’isolamento, alle malattie causate dal caldo e a un sistema di welfare sempre più sotto pressione.
articolo di Joy G Cometta, municipale di Arogno, apparso su LaRegione il 13 giugno 2026