La modifica della legge sul servizio civile, che si andrà a votare il prossimo 14 giugno continua a suscitare forti discussioni. Le modifiche proposte comporterebbero una significativa diminuzione del numero di persone che scelgono il servizio civile, con conseguenze negative per numerosi settori della società. Il servizio civile rappresenta una risorsa fondamentale per ospedali, case anziani, scuole, attività di protezione ambientale e agricoltura.
Il Consiglio federale prevede una riduzione delle ammissioni al servizio civile di circa il 40%. Questo calo priverebbe molti settori di un contributo essenziale senza apportare benefici concreti all’esercito. Contrariamente a quanto sostenuto dai promotori della revisione, il sistema di milizia svizzero non è in pericolo, gli effettivi dell’esercito rimangono sufficienti. Al contrario, una diminuzione dei civilisti potrebbe indebolire il supporto fornito alla collettività in momenti di crisi, come avvenuto durante la pandemia.
Vi sono delle misure discriminatorie in questa proposta di modifica, in particolare l’obbligo per determinati civilisti di svolgere ulteriori mesi di servizio e altre disposizioni che possono limitare la libertà di coscienza di chi sceglie il servizio civile per motivi etici. Questa revisione è il primo passo di un processo più ampio che potrebbe portare a un progressivo ridimensionamento del servizio civile. Anche per questi motivi occorre respingere la modifica legislativa.
Il servizio civile è a tutti gli effetti una forma di difesa non armata e non violenta. In un’epoca segnata da conflitti e tensioni globali, scegliere di dedicare diversi mesi a progetti di inclusione, tutela dei diritti umani e cooperazione rappresenta un atto concreto di cittadinanza attiva e un potente segnale in favore della pace. Un chiaro no alla modifica del servizio civile il prossimo 14 giugno.
articolo di Augusto Canonica, PS Locarno, apparso su Laregione il 6 giugno