L’iniziativa UDC non ha nulla di sostenibile

L’iniziativa dell’UDC «No a una Svizzera di 10 milioni» tenta di presentarsi come una proposta di buon senso: meno crescita demografica, meno traffico, meno cemento, più qualità della vita. Ma dietro il linguaggio della «sostenibilità» si nasconde una vecchia idea della destra nazionalista: dare la colpa agli stranieri per problemi che hanno cause economiche e politiche molto precise. L’UDC cerca di trasformare questioni reali – crisi abitativa, pressione sugli affitti, consumo di suolo, infrastrutture sovraccariche -in un problema di immigrazione. È una narrazione comoda, ma falsa. La cementificazione della Svizzera non è il risultato dell’esistenza degli stranieri: è il prodotto di decenni di speculazione immobiliare, deregolamentazione, politiche fiscali favorevoli ai grandi patrimoni e sviluppo urbano guidato dal profitto.

Le città non si espandono perché arrivano infermieri italiani, operai portoghesi o ricercatori francesi. Si espandono perché il mercato immobiliare tratta la casa come una merce finanziaria. Interi quartieri vengono costruiti per massimizzare rendite e speculazione, non per garantire abitazioni accessibili e sostenibili. La destra nazionalista tenta così una gigantesca operazione di diversione politica: invece di criticare chi trae profitto dalla distruzione del territorio, punta il dito contro chi lavora, paga le tasse e tiene in piedi ospedali, trasporti, università e servizi pubblici.

C’è qualcosa di profondamente opportunistico. Per decenni l’UDC ha combattuto molte delle principali misure ambientali: dalla protezione del clima agli investimenti nei trasporti pubblici, dalle regolazioni contro l’inquinamento alle politiche energetiche sostenibili. Oggi, improvvisamente, parla di sostenibilità. Ma non mette mai in discussione il modello economico basato sulla crescita infinita dei consumi, dei profitti e della speculazione.

La retorica dell’«invasione» ignora una realtà evidente: la Svizzera dipende profondamente dal lavoro delle persone immigrate. Negli ospedali, nei cantieri, nella ricerca, nella ristorazione, nell’assistenza agli anziani, nei trasporti pubblici, migliaia di lavoratrici e lavoratori stranieri svolgono funzioni essenziali. L’UDC beneficia economicamente di questo sistema ma, politicamente, continua a trasformare questi lavoratori e lavoratrici in capri espiatori.

È una strategia classica della destra: dividere chi lavora per evitare che si guardi verso l’alto, verso chi accumula ricchezza e potere. Una vera politica improntata allo sviluppo sostenibile combatte la speculazione, difende il territorio, investe nell’edilizia pubblica e nei trasporti sostenibili. Per una Svizzera sostenibile occorre cambiare il modello economico.

Françoise Gehring, Corriere del Ticino 29 maggio

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