Il 14 giugno siamo chiamati a votare sull’iniziativa «Per il rimborso delle cure dentarie» per inserire nella Costituzione cantonale il principio che anche la salute orale debba essere parte integrante della salute e resa accessibile a tutti, grazie a maggior prevenzione e all’istituzione di un’assicurazione pubblica finanziata in maniera proporzionale al reddito, come succede con l’AVS.
Quindi un sistema ben diverso dall’attuale cassa malati. Eppure non mancano le obiezioni dei contrari, che purtroppo non reggono all’esame dei fatti. La prima è quella sui costi: «L’iniziativa costerà 150 milioni, è insostenibile ». Ma chi lo dice omette un dato fondamentale: questi sono i soldi che i Ticinesi spendono già all’anno di tasca propria per le cure dentarie. La scelta da fare è se vogliamo continuare a pagarli individualmente, in modo improvviso e spesso insostenibile (fatture da migliaia di franchi in un colpo solo), oppure collettivamente, in modo proporzionale al reddito e in maniera prevedibile (contributo di pochi franchi al mese). Tenendo conto che maggior accessibilità significa maggior prevenzione e meno costi. Perché prevenire costa meno che curare, sempre.
La seconda obiezione è che «il sistema attuale funziona». Funziona, certo, per chi può permetterselo. Ma il 5,8% della popolazione ticinese rinuncia completamente alle cure per ragioni economiche. E se includiamo chi le rimanda, si arriva al 28,8%: quasi una persona su tre. Volti di un sistema selettivo che vediamo quotidianamente anche nei nostri studi. La terza obiezione è quella che mi irrita di più: «Ci sono già gli aiuti sociali per chi è in difficoltà». Sì, esistono sussidi per i beneficiari di assistenza e PC per rendite AI e AVS insufficienti. Ma chi sono quelli che restano esclusi? E vogliamo davvero continuare ad essere uno Stato assistenzialista invece che dare dignità alle persone con soluzioni utili a tutti? Oltre al fatto che le tempistiche di richiesta degli aiuti sono sempre più lunghe e i parametri sempre più ristretti e il rimborso è minimo e non soddisfa una medicina dentaria al passo con una società moderna come dovrebbe essere quella svizzera. I contrari sostengono inoltre che l’iniziativa sia troppo vaga, che non si sa cosa si vota. È esattamente il contrario: si vota un principio, e si dà mandato al Parlamento di costruire la Legge con i necessari approfondimenti tecnici. La vaghezza non è un difetto, è una caratteristica collaudata del sistema democratico svizzero. Così nascono molte riforme in Svizzera: nessuno al momento del voto conosce tutti i dettagli, ma riconosce i principi.
Il 14 giugno, dunque, non lasciamoci convincere da chi agita lo spettro dei costi senza dirci che quei costi li paghiamo già, di tasca propria e spesso nel momento peggiore. E votiamo un «sì» convinto, perché la salute non deve dipendere dal reddito, nemmeno quella orale.
Nancy Lunghi, Corriere del Ticino 26 maggio