Con emozione vi saluto, signor Presidente del Consiglio di Stato, signora e signori Consiglieri di Stato, care colleghe e colleghi, stimato Sindaco di Canobbio, con il segretario e autorità comunali… Saluto qui in tribuna e in streaming i miei parenti, amiche e amici, le gentili signore e signori del pubblico.
Saluto e ringrazio di cuore Alma, Anastasia, Bassir, Belisario, Christian, Denys, Elena, Giovanni, Ivana, Kai, Lara, Leon, Lorenzo, Massimo, Matilde, Milda, Patrick, Sahra, Timeo e Zoe.
Un grazie speciale va al maestro Alex della quarta classe delle scuole elementari di Bellinzona Sud, alla Direttrice di sede e al maestro di coro Olmo per la guida preziosa.
Avete aperto il vostro intervento con «A wenne Makolo», un canto africano che a quanto mi risulta parla di radici e incontro, per poi proporre «Fründ, amico, ami», il brano presentato allo Zecchino d’Oro nel 1993, nato proprio dalla convinzione che la convivenza tra lingue e culture diverse sia la ricchezza della Svizzera.
Avete meritato l’/Meritate un applauso scrosciante: lo avete guadagnato imparando persino una strofa in *Schwiiitzerdütsch*, dimostrando che le barriere linguistiche cadono quando c’è volontà di ascoltarsi.
Questi brani non sono solo musica; sono uno specchio dei valori in cui mi riconosco e che orientano le mie scelte, sia nella quotidianità sia nelle decisioni che prendiamo in quest’Aula. Le parole fratellanza, dialogo, pace e solidarietà emergono con forza dalle note che avete appena eseguito.
È innegabile: la storia dell’umanità è spesso scandita da guerre, ingiustizie, soprusi e da una sete di profitto che genera egoismi collettivi. Lo vediamo nelle cronache globali e, talvolta, anche in quelle locali. Tuttavia, di fronte a tanta distruzione e dolore, ho una certezza incrollabile. Se siamo riusciti a passare dalla zappa di osso alla mietitrebbia, dai decotti di erbe alle tecnologie laser che curano la vista, da una dieta di sopravvivenza alla complessità della nostra cucina, è solo grazie a una costante: nel corso dei millenni, gli esseri umani sono stati solidali. Hanno condiviso conoscenze e carismi, hanno accolto la vedova e lo straniero e il loro bagaglio umano e culturale.
Proprio questa lunga storia umana mi affascina e mi interpella. Mi capita spesso, trovandomi in edifici storici o in angoli di territorio in cui ancora si riconoscono i segni del passato, di lasciare vagare il pensiero verso chi ci ha preceduto.
Qui, alle Orsoline, questo dialogo con il tempo è palpabile. Quando salgo la scalinata con la parete vetrata aperta sul chiostro dell’ex convento, eretto 283 anni fa, immagino le bambine e le ragazze di un tempo trovare in questa scuola un lusso inestimabile. Vedo le religiose curare il giardino delle erbe medicinali. Vedo i primi Granconsiglieri riunirsi nel refettorio per deliberare leggi e investimenti. Vedo, nel 1971, le prime undici donne elette in Parlamento prestare giuramento di fedeltà alla Costituzione ticinese.
Queste immagini proiettano il presente in una prospettiva che può apparire inquietante: una miriade di vite ci ha preceduto e il mio «qui e ora», persino l’intera mia esistenza, sembra un’inezia se confrontata con l’immensità del passato. Eppure, come conclude Leopardi nella sua poesia…: «in questa immensità s’annega il pensier mio e il naufragar m’è dolce in questo mare».
Godo del raro privilegio di poter naufragare dolcemente rendendomi perfettamente conto sia dei limiti insiti nella condizione umana, così come dell’opportunità che ho, prima come persona e ora in questo ruolo istituzionale, di dare un mio contributo. Ho sempre cercato, e continuerò a farlo, di agire per consegnare alle generazioni future una società ancora più solidale, inclusiva e capace di condividere.
Parlare di futuro mi riporta inevitabilmente alla vostra esibizione. Ci avete trasmesso una gioia di vivere contagiosa, espressa attraverso il movimento dei corpi e il ritmo delle mani.
Mi auguro che questa ventata di freschezza e autenticità accompagni noi tutti, colleghe e colleghi, ispirandoci per l’intero anno di legislatura che inizia oggi.
Auguro a ciascuno di noi di saper operare nel proprio registro, senza soverchiare la voce degli altri, riuscendo a far arrivare alle ticinesi e ai ticinesi una melodia armoniosa e non una cacofonia di voci, o peggio, sterili battibecchi e parole inappropriate.
Per restare nella metafora musicale, nel mio ruolo di «maestra del coro», cercherò di esservi di aiuto e supporto affinché la nostra musica sia ascoltata e apprezzata.
Ringrazio il mio gruppo parlamentare per avermi proposta e voi, colleghe e colleghi, per la fiducia e la benevolenza dimostrate.
Un grazie speciale ai due Presidenti che mi hanno preceduta: Michele Guerra, per avermi permesso di comprendere a fondo le responsabilità di questo ruolo, e Fabio Schnellmann, per la sua lealtà e schiettezza.
Sono lieta di avere al mio fianco due Vice competenti, sul cui aiuto so di poter contare, e ringrazio i Servizi del Gran Consiglio per il supporto tecnico e tematico costante.
Infine, un pensiero affettuoso e colmo di gratitudine va a ogni persona che, in vario modo, mi ha aiutata a diventare quella che sono.
Che siate oggi qui fisicamente presente, che stiate seguendo in streaming, che stiate esercitando la vostra attività lavorativa o che stiate guardando da quell’aldilà che custodisce la vostra memoria.
Il terzo e ultimo brano che ascolteremo non necessita di presentazioni e lo riconoscerete immediatamente. Vi propongo anche di attendere le frasi conclusive per unirvi al coro.
Ci alziamo in piedi.
discorso tenuto in parlamento lunedì 18 maggio
Buonasera! È un vero piacere per me avervi qui questa sera:
- signor Presidente del Consiglio di Stato, signora e signori Consiglieri di Stato, cara Marina,
- onorevole Sindaco, caro Sisto
- signora e signori municipali,
- caro don Tommaso,
- onorevoli sindaci e municipali dei comuni vicinori,
- personalità attive in magistratura, in ambito culturale, scientifico e accademico,
- care concittadine e concittadini,
- gentili impiegate e impiegati del comune di Canobbio, segretario e vice segretario,
- colleghe e colleghi di Gran Consiglio ed ex presidenti di Gran Consiglio,
- caro segretario generale del Granconsiglio e chi del suo staff è presente in particolare i segretari commissionali,
- compagne e compagni di partito,
- care amiche, amici e parenti.
Sono onorata di rivestire questa carica prestigiosa e di farlo proprio qui, come cittadina di Canobbio. La nostra storia comunale vanta già due Presidenti del Gran Consiglio: don Giuseppe Fumagalli, eletto nel 1839, e Urbano Bizzozero, nel 1990. Oggi, con orgoglio, aggiungo un nuovo capitolo: io sono la prima donna a ricoprire questo ruolo.
Il cuore di un comune batte è la sua funzione residenziale, ossia tutelare e promuovere la qualità della vita di chi lo abita. Ma l’ente locale è chiamato a un compito più ampio, che integra la dimensione politica ed economica. Quella politica garantisce a ogni cittadina e cittadino il diritto di contribuire agli obiettivi di sviluppo e di partecipare alle scelte di interesse generale. Quella economia, dal canto suo, valorizza le risorse proprie e assicura i mezzi finanziari necessari alla gestione corrente e agli investimenti.
In questo quadro, Canobbio dimostra oggi di essere all’altezza della sfida, confermando la scelta lucida e ripetuta di non aggregarsi a Lugano. Siamo un comune a misura umana, dotato di servizi di qualità: dalla nuova casa per anziani alla futura sala multiuso, fino al progetto di asilo nido in via di studio nello stabile recentemente acquisito nel nucleo storico. È un tessuto vivo, animato da numerose associazioni che, nonostante la vicinanza e la concorrenza del polo luganese, hanno saputo sviluppare un’offerta culturale peculiare. Ne è prova la Biennale di Scultura, la cui terza edizione è stata inaugurata proprio pochi giorni fa.
Offriamo un contesto scolastico tranquillo e sicuro, con un corpo docente stabile da anni. La nostra posizione geografica ci colloca sul tracciato di percorsi pedonali che collegano i comuni della collina, la valle del Cassarate e quella del Vedeggio; itinerari che celebriamo ogni anno con la manifestazione «Scollinando». Anche l’offerta di trasporto pubblico è soddisfacente, garantita persino nelle ore serali e nei fine settimana.
Il nostro comune sta vivendo una fase espansiva significativa, caratterizzata da una forte crescita dell’offerta abitativa, destinata a proseguire almeno fino al completamento del Nuovo Quartiere di Cornaredo. A ciò si aggiunge l’edificazione del Polo Sportivo e degli Eventi: queste opere realizzate da e con Lugano e Porza, daranno vita a un agglomerato sulla sponda destra del Cassarate unico nel nostro Cantone per interesse sportivo, ricreativo e socioculturale.
È uno sviluppo complesso da decifrare, che imporrà nuove esigenze a una comunità che ha scelto, saggiamente, di non procedere in ordine sparso ma di unire le forze per una pianificazione rispettosa del territorio. Una visione lungimirante che, purtroppo, a causa di ritardi e lungaggini, sta richiedendo più tempo del previsto. Tuttavia, questa realtà proietterà i comuni periferici di Canobbio e Porza nell’orbita della città, la quale tenderà inevitabilmente a operare in maniera accentratrice.
Il mio arrivo a Canobbio è stato quasi casuale: cercavo innanzitutto una sistemazione ben servita dai mezzi pubblici. Ho trovato la quiete nel nucleo del paese, prendendo in affitto un appartamento che non offre la vista lago, ma che regala uno sguardo a quasi 360 gradi sulle montagne e sulle colline che ci abbracciano.
La vita mi ha portata, prima con i genitori e poi autonomamente, ad abitare per periodi significativi in altri dodici comuni. Oggi faccio fatica a definirmi semplicemente «canobbiese». Mi sento anche massagnese, avendo trascorso lì infanzia e adolescenza; un po’ zurighese, per gli anni di studio e pratica professionale; e capriaschese, per la creazione dell’associazione Agenda 21 locale e per il legame famigliare con quel territorio.
È difficile per me stabilire un’appartenenza esclusiva, tanto più che non ho mai considerato i luoghi in cui ho vissuto alla stregua di rifugio. Ogni volta mi sono lasciata incuriosire e plasmare dal territorio e dai suoi abitanti. Durante gli studi oltralpe ho tessuto una rete di amicizie che coltivo ancora oggi, imparando persino lo *Schwitzerdütsch* senza sentire il bisogno di cercare esclusivamente il contatto con i ticinesi. La mia attività di architetto d’interni indipendente mi ha condotta in cantieri e presso committenti pubblici ai quattro angoli della Svizzera, arricchendo il mio bagaglio culturale e la conoscenza del nostro Paese.
Qui a Canobbio, tuttavia, ho messo radici rapidamente, anche politicamente. Dal 2016 mi sono candidata per le comunali, svolgendo una prima legislatura in Consiglio Comunale, dove sono stata rieletta nel 2024. Nel mezzo, ho vissuto la «legislatura breve» del periodo Covid con un triennio in Municipio, favorita da una circostanza fortuita di incompatibilità per parentela dei due primi votati. Dopo undici anni, posso confermare che Canobbio è un luogo eccellente in cui vivere e fare politica.
Osservo però che, per continuare a dimostrare la propria autonomia, Canobbio necessita delle nuove generazioni. Abbiamo urgente bisogno di giovani disposti a mettersi in gioco per ricoprire cariche politiche e assicurare il ricambio alla guida e tra le fila delle tante associazioni che animano la vita comunale. È un compito arduo: molti partono oltralpe per studiare e faticano a rientrare in Ticino, mentre i nuovi residenti spesso partecipano poco o per nulla alla vita di paese.
Chissà se, in questo anno presidenziale, riuscirò a farmi ambasciatrice di questa nobile causa.
Concludo esprimendo la mia gratitudine per questo momento di festa e per la fiducia riposta in me. Grazie a tutti e in particolare a:
- Rachele Bianchi Porro, così come a Nicoletta Casanova, Ilaria Colombo e Denise Tonella per aver reso speciale questo momento.
- al maestro Ghisletta e le musiciste e i musicisti della banda di Canobbio.
- alle colleghe e i colleghi del gruppo musicale del Granconsiglio per la bella sorpresa.
- al comitato carnevale per la polenta con spezzatino che la brigata ha preparato, cimentandosi anche con un’alternativa vegana.
- alle compagne e i compagni di Canobbio per il colpo di mano, a Silvia Rossi in particolare. Nonché Michele Lepori in veste di fotografo uffiaciale.
- per ultimo ma non da ultimo, al Municipio di Canobbio per aver reso possibile tutto questo, e in particolare a Marco Rossi Bertoni coadiuvato da Caterina Donetta e a tutta la squadra esterna che sta ballando da questa mattina.
Non mi resta che augurarvi buon appetito!
discorso tenuto in occasione della cerimonia a Trevano lunedì 18 maggio