L’economia non è tutto nella vita, ma – volenti o nolenti – la condiziona fortemente e, soprattutto, è quell’elemento condizionante che in gran parte sfugge alle scelte e quindi alle responsabilità individuali, mentre è viepiù determinato dalle scelte collettive e quindi dalle responsabilità della politica. Un esempio da cittadino qualunque. Il licenziamento sostitutivo di un lavoratore residente con un lavoratore frontaliere, operato per risparmiare qualche centinaio di franchi mensili sul costo del lavoro. Questa è la punta dell’iceberg del fenomeno del dumping salariale, che costituisce un pericolo potenzialmente letale sulla rotta di navigazione del nostro cantone. Si potrebbero esporre manifestazioni ancor più rivoltanti di questo fenomeno (utilizzo di stagisti al posto di professionisti, contratti a tempo parziale per lavori a tempo pieno, pressione sulle tutele e sui diritti più in generale), ma non è strettamente necessario per il discorso che qui si vuol fare, che è il seguente: sarà un problema di libera circolazione, oppure un problema di relative (…) (…) misure accompagnatorie, oppure ancora di insufficienza di controlli per carenza di ispettori… piuttosto che una deriva locale della mentalità capitalista; quel che è certo è che è una vulnerabilità strutturale, che richiama la responsabilità politica, e non certo una semplice falla sul piano del comportamento individuale, sia del lavoratore sia del datore di lavoro.
Potremmo facilmente innalzare il “livello” degli esempi, spaziando dal traffico all’utilizzo del territorio, dal gioco delle varianti di tracciati autostradali a quello della riattribuzione dei dossier dipartimentali, dal livello dei premi di cassa malati a quello dei commerci e delle imprese che chiudono bottega, per arrivare agli “alti” discorsi sulla produzione e distribuzione della ricchezza, che richiamano il vecchio quanto sterile dilemma del prima l’uovo o la gallina. Su tutti questi piani, il nostro Cantone non si fa mancare nulla. Il punto di approdo sarebbe però sempre il medesimo: un porto dal nome “Ticino in sofferenza”, in cui troviamo qualche yacht di lusso, alcuni dei quali sempre pronti a salpare per altri lidi, un buon numero di imbarcazioni di dimensioni medio-grandi, alcune delle quali nuove di zecca e altre con qualche segno degli anni, tante barche di medio-piccole dimensioni, molte delle quali con evidenti segni di manutenzione carente, tantissime barchette molto sensibili agli ondeggiamenti e, sul molo, un gran numero di nullatenenti lèche-vitrines.
Di fronte a questo quadretto, le opzioni di approccio risolutivo sono fondamentalmente due: una centrata sulla disputa ideologica (destra vs sinistra, centro-destra vs centro-sinistra, liberalismo vs comunitarismo, capitalismo vs statalismo), l’altra centrata sul bene comune. Il primo approccio non porta più a nulla, nel senso che alimenta un dibattito infinito che non trova più una sintesi sul piano politico; in altri termini sono finiti i bei tempi dell’invidiato e fattivo compromesso svizzero, mentre sono iniziati già da un bel po’ – in particolare nel nostro Ticino – quelli della contrapposizione a tutto campo, con anche sgambetti al limite del cartellino rosso (basti richiamare la vecchia vicenda della ‘Scuola che verrà’ e la nuova operetta dell’iniziativa del 10%). Il secondo approccio – sintetizzando al massimo, rischiando di cadere nel semplicistico – guarda piuttosto ai risultati di determinate politiche a livello di comunità (non a livello di élites), e se questi non sono soddisfacenti si pone l’obiettivo di cambiare le politiche da cui essi derivano, senza curarsi della relativa matrice ideologica.
Ora, se è vero com’è vero che due più due fa quattro, occorre convenire che se oggi il bene comune in Ticino è sotto forte stress è necessario cambiare le politiche socioeconomiche adottate negli ultimi lustri. Perché quel che conta non sono le parole, non sono le intenzioni e neppure i risultati attesi, ma solo e soltanto i fatti e i risultati effettivi. Questa sarebbe una bella dimostrazione di senso dello Stato.
Francesco Branca, La Regione 18 maggio