La Svizzera non ha paura dei numeri

C’è un momento in cui le parole smettono di bastare. Succede quando entriamo in ospedale. Quando affidiamo un genitore a una casa anziani. Quando un bambino ha bisogno di essere seguito, davvero. È lì che capiamo una cosa essenziale: la cura ha un volto, una voce, delle mani. E molto spesso, quelle mani arrivano da lontano. Per questo dico con chiarezza che voterò No all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”. Perché è una risposta sbagliata a problemi reali. Sì, il disagio esiste. Lo vediamo: affitti che salgono, traffico, pressione sui servizi. Ma trasformare tutto questo in una questione di numeri è una semplificazione pericolosa. È politica fatta con il righello, non con la responsabilità. Non sono i numeri a prendersi cura di noi. Sono le persone. Questa iniziativa non migliorerà la qualità della vita. Non abbasserà gli affitti. Non rafforzerà i servizi. In compenso rischia di indebolire proprio quei settori che tengono in piedi il Paese ogni giorno: la sanità, la cura, la scuola, ma anche l’economia reale. E c’è un punto che non possiamo ignorare: quando iniziamo a parlare di persone come di un problema da contenere, stiamo già facendo un passo verso una società più chiusa, più diffidente, più fragile. Il malessere va preso sul serio. Ma va affrontato dove nasce: nei salari troppo bassi, nel dumping, nella mancanza di alloggi accessibili, in una pianificazione che fatica a stare al passo. Non spostando il bersaglio sulle persone. La cura, quella vera, non esclude per principio. Si assume la complessità. Si organizza. Tiene insieme. Questa iniziativa fa l’opposto: divide, semplifica, scarica. Io credo in una Svizzera diversa. Una Svizzera che non ha paura delle persone, ma delle risposte facili. Per questo, senza esitazioni, voto No.

Articolo di Martina Malacrida, La Regione 15 maggio

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