Di vizietti e di abusi – le parole contano!

Un mio “vizietto” è la cioccolata al latte: un pezzetto dopo pranzo, quasi un piccolo rito quotidiano. C’è chi ha il vizietto di andare a dormire troppo tardi, chi non riesce a smettere di scrollare i social media fino a notte fonda, chi passa intere domeniche sul divano a guardare serie considerate “trash”, accompagnate da popcorn e pigrizia. Abitudini innocue – più o meno – a cui facciamo fatica a rinunciare, anche quando sappiamo bene che sarebbe meglio farlo. Piccole debolezze, piccoli eccessi quotidiani che rientrano nel campo del privato, del banale, del gestibile. E poi… poi succede che lo stesso termine, “vizietto”, venga utilizzato per descrivere ben altro. Stando a un titolo apparso su laRegione – “Docente arrestato: tante voci (anche dal passato) sul suo vizietto” – ci troviamo di fronte a una scelta linguistica che lascia quantomeno perplesse. Perché qui non si parla di abitudini innocue, ma di reati gravi, di abusi sessuali su minori, di atti sessuali con fanciulle sotto i sedici anni. Di comportamenti predatori avvenuti in contesti di fiducia e vulnerabilità: dentro le mura scolastiche, durante la ricreazione, in automobile o approfittando di momenti di lezione di recupero. Siamo nel 2026 e ancora assistiamo all’uso di un vocabolario che ridicolizza o banalizza comportamenti che lasciano ferite profonde e durature in persone giovanissime. L’uso di certe parole non è mai neutro: può contribuire a costruire empatia, ma può anche generare pericolose forme di comprensione distorta, persino una sorta di complicità ammiccante verso chi abusa del proprio ruolo di potere.

In questo caso, non si tratta di un “vizietto”, ma di una violazione grave dell’integrità sessuale e psicologica di minori, resa ancora più grave dal contesto: una figura educativa, un docente, cioè qualcuno che dovrebbe proteggere, guidare e rappresentare un punto di riferimento. Il tradimento di questa fiducia non può essere raccontato con termini che appartengono al registro del bonario o dell’indulgente.

Ma questa realtà non deve essere addolcita: ha bisogno di essere raccontata con precisione. Secondo quanto riportato, ci troviamo di fronte a un docente accusato di abusi sessuali su allieve minorenni. E allora sì, forse un titolo diverso sarebbe stato più onesto, più diretto, e, soprattutto, più rispettoso delle vittime: “Docente arrestato: tante voci (anche dal passato) su abusi sessuali da lui commessi”.

Perché le parole contano. E quando si parla di violenza, soprattutto su minori, contano ancora di più.

Articolo di Gina La Mantia. La Regione 18 aprile

Beitrag teilen:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Animation laden...Animation laden...Animation laden...

Newsfeed