La melina con cui molti Comuni evitano di applicare le misure della scheda R6 del Piano direttore sul dimensionamento dei piani regolatori e sulla garanzia dell’offerta di alloggi a pigione sostenibile è culminata in dichiarazioni risentite contro le Associazioni che, alcune settimane fa, hanno semplicemente chiesto il rispetto delle regole. Partendo da qui, vale la pena riflettere sullo stato della pianificazione territoriale e delle politiche abitative.
La scheda R6 chiede di dimensionare il PR ponderando le previsioni statistiche dei prossimi 15-20 anni con gli obiettivi dello sviluppo centripeto indicati nei Programmi di agglomerato. Sul fronte dell’abitazione, la stessa scheda impone, nei Comuni turistici centrali, la limitazione della trasformazione delle residenze primarie in secondarie. In Ticino malgrado la forte edificazione la crescita demografica rallenta: dal 2014 +8,7% di abitazioni contro +2,4% di popolazione. Nel Locarnese, dove molti Comuni superano già il 20% di residenze secondarie e non potrebbero esserne costruite di nuove, tra il 2017 e il 2025 per ogni nuova primaria sono state autorizzate 2,3 secondarie! Nei Comuni di Ascona, Brissago, Ronco, Orselina e Brione s/M, le secondarie sono aumentate di 649 unità e le primarie diminuite di 190. È il parco alloggi costruito precedentemente al 2012 che da primario si trasforma in secondario. È lo “sviluppo indesiderato” che la scheda R6 impone di arginare! Diversi Comuni registrano addirittura un calo demografico (Ascona, Muralto, Brissago, Brione, Orselina). Il Comune di Gambarogno, che ha meno del 40% di primarie, trovandosi a corto di contribuenti, introduce la tassa sui lampioni per colpire i proprietari non residenti. La svendita immobiliare verso il mercato secondario non solo riduce l’offerta di alloggi a pigione sostenibile, ma genera costi diretti per i residenti perché le tasse causali dalle residenze secondarie non coprono i costi dell’uso di servizi pubblici. Emblematico il caso Ses: tariffe tra le più alte della Svizzera perché il 40% di secondarie nel comprensorio consumano poca energia, contribuendo poco ai costi fissi, ripartiti sui residenti.
A fronte di questa corsa al profitto immobiliare che da sempre pilota troppi Municipi, e nonostante l’assenza di crescita o perfino decrescita di residenti, alcuni Comuni che dovrebbero limitare le riserve edificabili chiedono e, ahimè, ottengono dal Cantone prognosi di sviluppo demografico fino al 13%, ben oltre quanto ammesso dalla Confederazione e richiamato dalla scheda R6.
Un recente studio Supsi conferma che il Locarnese è la regione con il più alto tasso di affitti insostenibili. Sul mercato immobiliare c’è un esubero: a Gordola, riferisce la Nzz, ci sono un centinaio di appartamenti in vendita, ma a prezzi, aggiungo io, inaccessibili per la maggior parte della popolazione. A Locarno, dopo la correzione del calcolo delle residenze secondarie da parte dell’Are, si ammette che gli alloggi vuoti – oltre un migliaio già nel 2020 – restano più o meno tali in numero e marcano il disfunzionamento palese del mercato dell’abitazione. In effetti l’attrattività residenziale è declamata ma non reale, in quanto riguarda quasi solo dimoranti che giungono in città per lavoro, mentre gli alloggi nuovi sono troppo piccoli e cari per domiciliare le famiglie.
Comuni e Cantoni continuano a favorire il turismo in tutte le salse, residenze secondarie, Airbnb, campeggi, cedendo perfino le migliori aree pubbliche – come le spiagge di Tenero – ai turisti. Le schede del Piano direttore ‘Svago di prossimità’ e ‘Rive lacustri e laghi’, che dovrebbero indicare il da farsi, vengono pure loro ignorate, come la R6.
Sono le politiche che privilegiano il turismo di massa che, al primo raggio di sole, porta decine di migliaia di auto e camper a incolonnarsi sul Gottardo e sul Piano di Magadino e conseguenti forti disagi ai residenti già penalizzati dagli affitti in crescita.