Cittadini attesi alla cassa

Ci sono tasse che devono pagare tutti e poi ce ne sono altre che colpiscono solo una parte della popolazione. Alcuni propongono di introdurre maggiori tasse – o meglio delle imposte che siano proporzionali a reddito e sostanza – per i grandi capitali. Ma sono politicamente la minoranza. La maggioranza del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato ha deciso di introdurre una nuova tassa che colpisce specificatamente solo le persone più fragili: persone malate, persone anziane, persone con disabilità che necessitano di servizi di assistenza e cura a domicilio che dal primo aprile dovranno pagare una tassa di dieci centesimi al minuto, fino a un massimo di quindici franchi all’ora. Scatta dunque il tassametro dell’aiuto domiciliare. Quasi contemporaneamente, da Berna, si rincara la dose: il Consiglio federale propone di aumentare la franchigia minima LAMal da trecento a quattrocento franchi e il Consiglio nazionale dà il via libera alla tassa di cinquanta franchi per ogni consultazione al Pronto soccorso.

Per i fautori di queste misure si tratta di “responsabilizzare” i pazienti e indurli a usufruire di meno prestazioni sanitarie, onde così diminuire i costi generali. La leva finanziaria dovrebbe spingere la popolazione a rinunciare a prestazioni “superflue”: ‘Se devo pagare io, ci penso bene’.

Sembrerebbe sensato, ma ci sono due importanti problemi di fondo. Anzi, due importanti ingiustizie. La prima è che chi non ha problemi finanziari non avrà problemi a pagare qualcosina di più, continuando – seguendo questa logica – a usufruire indisturbato di tutte le prestazioni. Chi invece fa fatica ad arrivare alla fine del mese e non percepisce delle Prestazioni complementari Ai e Avs, rischia invece di essere costretto a rinunciare a delle cure di principio prescritte da un medico. Una responsabilizzazione, quella del borsellino, a impatto inevitabilmente variabile e che potrebbe generare importanti problemi e costi a lungo termine a livello di salute pubblica.

La seconda ingiustizia riguarda le persone che sono gravemente ammalate e coloro che hanno importanti bisogni di cura a seguito di una disabilità e che, semplicemente, non possono scegliere di usufruire di meno cure. Mi scrive in questi giorni una signora: “Da due anni vivo a domicilio con quattro interventi di infermieri al giorno. A causa di un appartamento di proprietà non ho diritto a nessun aiuto finanziario. Ora, con una sclerosi multipla che mi causa paraplegia e spasticità, come potrei sopportare una spesa supplementare di oltre cinquemila franchi all’anno, che colpisce di nuovo i più deboli della nostra società?”. Una situazione simile si ripropone a chi è costretto a utilizzare già oggi i limiti massimi di rimborso per le spese di malattia, previsti dalle Pc Avs/Ai: per queste persone non ci sarà la possibilità di alcun rimborso supplementare.

Ritengo che la domanda posta dalla persona malata – e quelle simili da migliaia di cittadini – necessiti al più presto di una risposta. Si impone un ripensamento, o perlomeno un correttivo, a questa nuova tassa che ha degli effetti collaterali tutt’altro che secondari. Più in generale, bisogna smetterla di far pagare la fattura di un sistema sanitario fuori controllo ai cittadini più fragili, economicamente e a livello di salute.

Articolo di Danilo Forini, La Regione il 25 marzo

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