200 franchi non bastano per il mondo rurale

Recentemente mi sono imbattuta in un’inserzione dell’UDC, primo partito svizzero, che invita a votare sì alla riduzione del canone per un motivo tanto semplice quanto insensato: secondo un sondaggio della SSR, la maggior parte dei giornalisti sarebbe di sinistra. Non solo: nell’inserto si afferma che questi giornalisti «sinistroidi » denigrerebbero spesso l’agricoltura attraverso i media. Questa pubblicità si fonda, oltre che su di un linguaggio discutibile, su due presupposti infondati: primo, che un giornalista di sinistra non sappia svolgere il proprio lavoro in maniera imparziale; secondo, che chi è di sinistra non possa, o non sappia, parlare di agricoltura.
L’incoerenza di questa posizione è evidente: è proprio l’UDC che dovrebbe riconoscere quanto la SSR, e in particolare la RSI, facciano già per dare voce alle realtà periferiche in cui il partito gode di ampio consenso. Se l’iniziativa venisse approvata, sarebbero proprio queste realtà a non essere più raccontate. Oggi, grazie a risorse che devono rimanere adeguate, le zone discoste godono di una buona visibilità, aspetto che il primo partito svizzero sembri non riconoscere.
Solo un servizio pubblico forte può continuare a offrire un palcoscenico alle associazioni radicate nel territorio, fondamentali per il tessuto sociale delle nostre aree periferiche e altrimenti prive di visibilità. Il servizio pubblico racconta progetti locali che mantengono vive tradizioni che spesso, proprio l’UDC dichiara minacciate dall’evoluzione della società. Grazie al servizio pubblico vengono realizzati numerosi servizi su impianti sciistici che sostengono intere comunità, su realtà agricole discoste e su documenti storici e d’archivio preziosi anche per le nuove generazioni.
Tra gli argomenti contrari all’iniziativa viene spesso richiamata l’importanza di mantenere i finanziamenti destinati al Ticino, in quanto cantone periferico e di lingua minoritaria. Questo è certamente vero, ma si dimentica spesso che all’interno del Cantone esistano realtà ancora più discoste e bisognose di visibilità, si pensi alle Valli e più in generale alle zone meno urbane. Proprio questi contesti risentirebbero della riduzione del canone: illudersi che vi sarebbe comunque una copertura capillare è poco realistico. Chi voterà di sì, dev’essere consapevole che a perdere saranno, ancora una volta, proprio le regioni che hanno più bisogno di poter mostrare le proprie risorse e peculiarità per contrastare lo spopolamento già in atto Solo con finanziamenti adeguati – ossia quelli di cui la SSR già dispone – sarà possibile continuare a parlare di agricoltura, di zone rurali e di periferie. Dalle regioni periferiche votiamo un chiaro no all’iniziativa e non permettiamo che una retorica populista indebolisca il dibattito pubblico.

Articolo di Alice Ambrosetti, presidente Sezione PS Valle di Blenio, apparso il 27 febbraio sul Corriere del Ticino

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