Revisione stime, chi si vuole proteggere?

Che sia chiaro: l’imprescindibile revisione delle stime immobiliari non deve tradursi in un aumento delle imposte, né in una diminuzione delle prestazioni sociali per chi possiede un’abitazione primaria. Giovani coppie, famiglie, anziani che vivono nella propria casa devono essere protetti. Per questo serviranno correttivi precisi: aumento delle franchigie di esonero fiscale sulla sostanza e adeguamento delle soglie per accedere alle prestazioni sociali. Detto questo, andiamo al cuore della questione. L’iniziativa popolare dell’Udc sulle stime pretende di evitare “automatismi”, ma in realtà va a proteggere soprattutto i grandi proprietari immobiliari. È qui che sta il nodo politico. Oggi i valori ufficiali di stima sono ampiamente inferiori ai valori reali di mercato. Questa sottovalutazione produce una distorsione evidente: più grande è il patrimonio immobiliare, maggiore è il beneficio fiscale derivante da una base imponibile artificialmente bassa. Non è un dettaglio tecnico, è un’ingiustizia strutturale che favorisce (…)

(…) chi possiede molti immobili o immobili di grande valore. Le stime vanno dunque aggiornate. Non per fare cassa sulla pelle delle famiglie, ma per ristabilire equità tra contribuenti. Tuttavia, l’adeguamento deve essere accompagnato da misure di protezione mirate. La soluzione non è abbassare le aliquote fiscali. Ridurre le aliquote significa distribuire il vantaggio in proporzione alla sostanza: chi ha di più risparmia di più. È il modo più semplice per favorire i grandi patrimoni.

La via giusta è un’altra, e può sembrare tecnica ma è profondamente politica: intervenire sulle franchigie e sulle soglie sociali. Aumentando la franchigia di sostanza non imponibile si mette al riparo chi ha patrimoni modesti o legati alla propria abitazione primaria. Adeguando le soglie per le prestazioni sociali si evita che un riallineamento delle stime comporti la perdita di diritti concreti, dai sussidi di cassa malati alle rette delle case anziani.

Se l’iniziativa popolare che andremo a votare intendesse davvero solo evitare automatismi ciechi senza correttivi, saremmo d’accordo. Nessuno vuole meccanismi rigidi che colpiscano indiscriminatamente. Ma se, come sembra, dietro la critica agli automatismi si nasconde in realtà la volontà di mantenere un sistema che avvantaggia i grandi proprietari, allora non possiamo esserci. È una scelta di campo chiara: proteggere chi ha una casa per viverci o continuare a garantire privilegi a chi accumula immobili per rendita. Noi scegliamo di tutelare i piccoli proprietari, non i grandi immobiliaristi.

Danilo Forini, La Regione 28 febbraio

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