Salario minimo: il Comitato cantonale del PS Ticino sostiene il compromesso di principio e rilancia le trattative su punti chiave

Ieri sera, a Lugano, il Comitato cantonale straordinario del Partito Socialista Ticino si è riunito per discutere il possibile controprogetto alla propria iniziativa popolare per un salario minimo sociale. Nelle scorse settimane si sono svolte intense discussioni tra i partiti, sfociate in una bozza d’intesa articolata in cinque punti. Le delegate e i delegati erano chiamati a valutare se tale compromesso fosse sufficiente per ritirare l’iniziativa – in caso di approvazione parlamentare e scaduti i termini di referendum e ricorso – oppure se proseguire verso il voto popolare.

Al termine di un ampio dibattito, il Comitato cantonale ha deciso all’unanimità di sostenere di principio il compromesso, riconoscendone i progressi concreti. In particolare, l’aumento previsto corrisponde a circa 3’850 franchi annui, ovvero circa 320 franchi al mese: un miglioramento significativo per molte migliaia di lavoratrici e lavoratori confrontati con il rincaro del costo della vita.

Un secondo elemento centrale è l’introduzione nella legge del primato del salario minimo sui contratti collettivi di lavoro (CCL), una rivendicazione chiave dell’iniziativa socialista. Il partenariato sociale resta fondamentale, ma non può trasformarsi in uno strumento di dumping salariale.

Accanto a questi aspetti positivi, il Comitato cantonale ha tuttavia individuato alcune criticità e ha dato mandato alla Direzione di proseguire le trattative ponendo condizioni chiare.

  • In particolare, sul tema della clausola di salvaguardia – che prevede la possibilità di deroghe temporanee per CCL già esistenti in caso di comprovate e ingenti perdite di posti di lavoro – il PS Ticino chiede:
    • una modalità decisionale più restrittiva, idealmente all’unanimità della commissione tripartita, ma almeno con una maggioranza qualificata dei 2/3, e non a maggioranza semplice;
    • una limitazione temporale chiara, con rivalutazione delle deroghe entro tre anni.
  • Ulteriori approfondimenti sono richiesti anche sulla questione dei benefit riconosciuti per la determinazione del salario, per garantire una formulazione giuridicamente solida che eviti lacune nella legge suscettibili di generare abusi o dumping salariale. In particolare, il PS Ticino pone la condizione di escludere esplicitamente i benefit che compensano uno sforzo lavorativo, come le indennità per il lavoro a turni.

Il PS Ticino sottolinea come questa decisione del proprio Comitato cantonale rappresenti un gesto di responsabilità politica: l’obiettivo è il raggiungimento di miglioramenti concreti e tangibili nella vita delle lavoratrici e dei lavoratori più precari di questo cantone.

Le trattative proseguiranno ora nelle prossime settimane. Il PS Ticino guarda con fiducia alla possibilità di consolidare un compromesso giuridicamente robusto e socialmente equo, che permetta – se tutte le condizioni saranno soddisfatte – il ritiro dell’iniziativa popolare. 
 
Sono a disposizione per maggiori informazioni:

  • Laura Riget, copresidente PS Ticino
  • Ivo Durisch, capogruppo in Gran Consiglio PS-GISO-FA

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